Chiara De Luca, The Corolla of Memory/La corolla del ricordo, translated by Eileen Sullivan

corollam

 

 

This is a poetry of lyrical grace that casts a spare and flickering light on human suffering. It is a poetry that maintains a surface beauty, like trees in blossom, but goes on to produce a fruit of extraordinary taste and validity. There is a gravity to both thought and language that teeters always on the brink of sorrow; it is the cry of a hurt, furred animal. Poetry here is redemption; the music of Chiara’s language, the delicate movements of the verse-rhythms, the sense of a faith under stress that emerges from the constraint of phrase and enjambement — all speaks a poetry from the heart of our times, a soul in poetry that belongs “to everyone and no one at all”. It is moving and beautiful work and beauty, as an old poet once wrote, must be “in no way cherry blossom”.

John F. Deane

 

 

 

Questa è una poesia di lirica grazia, che getta una luce scintillante in più sulla sofferenza umana. Una poesia che mantiene in superficie una bellezza come d’alberi in boccio, ma poi si spinge oltre, generando un frutto di straordinario valore e bellezza. C’è una gravità di pensiero e di linguaggio che barcolla sempre sul ciglio del dolore; è il grido d’un animale da pelliccia ferito. La poesia qui è redenzione; la musica della lingua di Chiara, il delicato movimento della ritmica dei versi, il senso di una fede sotto la tensione che emerge dal controllo di frasi ed enjambement – tutto parla di una poesia dal cuore dei nostri tempi, un’anima in poesia che vuole “essere / di tutti e non restare.” Questa è un’opera bella e toccante, e la bellezza, come scrisse un tempo un vecchio poeta, non deve essere “mai ciliegio in fiore”.

John F. Deane

 

 

 

[…]

There is in her poetry a delight in the diversity of experience, whether it is “the heavy-lidded eyes life has on the bus”, or the transforming beauty of a snow storm:

 Look how faintly
the plaster of the sky falls,
frosted glass where it slides,
the invisible breath I steal,
to hold snow in my hand.

As these lines illustrate, Chiara De Luca is a poet who excels in the play of metaphors that leap over each other, making the familiar unfamiliar, and in the process making it new.
There is a constant flow of image and sensation which has its own inner dynamic and logic, attuned to the mundane, but also to the suffering inherent in life which the poet inherits as part of our common humanity and which she ignores at her peril. As she says in the brief opening poem:

 I come upon the faint, beckoning scent of the abyss,
there to open my veins yet again that I might
dip my pen in this well of pain and bleed verses
into the silence.

[…]

from the preface of John Barnie

 

 

 

[…]

C’è nella poesia di Chiara De Luca un gusto per la varietà dell’esperienza, sia che descriva “quante palpebre / ha sull’autobus la vita”, sia che descriva la bellezza metamorfica di una tempesta di neve: :

Guarda come impercettibile
precipita l’intonaco del cielo
vetro smerigliato dove scivola
respiro di visibile che involo
accolto in una mano e noi.

Come questi versi illustrano, Chiara De Luca è una poetessa che eccelle nel gioco delle metafore, che si susseguono e accavallano, in un processo che ci rende familiare l’ignoto e, al contempo, lo ricrea.
C’è un costante fluire d’immagine e sensazione, che possiede una sua dinamica e una sua logica interne, intonandosi al mondano, ma anche alla sofferenza insita nella vita, che la poetessa eredita quale parte integrante della nostra condizione umana, e, a suo rischio e pericolo, ignora. Come scrive nella breve poesia d’apertura:

ancora vengo ad annusare l’abisso
riaprirmi le vene per immergere
la penna e sanguinare versi sul silenzio

[…]

dalla prefazione di John Barnie