su “La corolla del ricordo” di Chiara De Luca

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Chiara De Luca, The Corolla of Memory/La corolla del ricordo, Kolibris, Bologna 2009

 Una lettura di Alberto Mori

Quando avvengono le stagioni del cuore, bisogna camminare nei versi, riuscire ad andare verso un altro tempo dischiuso e sempre accanto.
Moto e tramite. Il sentimento.

 The Corolla of memory di Chiara De Luca manca tutti gli appuntamenti.
E’ “not at home”, come nell’esergo iniziale di Emily Dickinson,
in bianca veste profumata d’assenza, ma da questa assenza, il mondo vede il senso del suo trascorrere: diversamente, tutti noi, ne subiamo lo scempio.

Allora ricordare per raccordare dove “annaspiamo per avere presente il respiro”
serve per amare i segni del vuoto e restituirne bellezza.

 “Solo le pareti fuori sanno stare/bianche incontro al vento”.

 Questa la pagina/spazio dove appariranno i segni che la poetessa assume da subito ad imprimatur nel corpo, per portarlo con sé nel suo “corpo” sensoriale attraverso la nascita possibile di uno sguardo invisibile fra incontri, treni, autobus, città, per quelle sottili intersezioni che la fanno aggirare nelle no man’s land fra salvezza e rigenerazione.

 In queste poesie si sente la fine e l’inizio.
Esse abitano postume dietro le rappresentazioni interiori.
Sfiorano le immagini crescendo nella gola del canto trattenuto per afformarne apparenza.

 “Nuove forme strane per tenere/assente compagnia nel male” assuonano,
 in correspondances , per pronunciare l’indicibile che ci sottotraccia
e sottende davanti agli eventi.

 Quando l’attenzione si sposta subentrano sinestesie audiovisive.
La memoria chiama a trasparenza con quelle accensioni caute che hanno gli stessi occhi della poetessa.

The corolla of memory ci lascia nell’umidore e in un desiderio di levità subliminale dopo che le acque hanno trasformato la stagione del tempo,
dove si può finalmente cedere e non tornare più.

Il viaggio nel terrestre infinita nell’origine che redime:
“Nell’irripetibile stagione di un momento”.

 

       Luglio 2009                                                               Alberto Mori