Thomas Kinsella, Appunti dalla terra dei morti

kinsella0001[1]Collana Snáthaid Mhór – poesia irlandese contemporanea
THOMAS KINSELLA: Appunti dalla terra dei morti
Traduzione e introduzione di Chiara De Luca
ISBN 978-88-96263-03-7
pp. 130, € 10,00

 

“In un saggio sull’importanza dell’elemento autobiografico nella poesia di Thomas Kinsella, il critico Taffy Martin sostiene che la sua poesia “può essere letta come una battaglia – meticolosamente orchestrata, circolare più che lineare e volutamente infinita – tra la funzione passiva e al contempo cinetica dello specchio da un lato, e i segreti creati, e, soprattutto, generati e di volta in volta proiettati dallo specchio”. Lo specchio è un elemento onnipresente nella poesia di Kinsella, una poesia in cui la suggestione autobiografica travalica l’identità dell’individuo, che, seppur visto nella sua unicità, diviene simbolico di una coscienza collettiva che si riflette (riconosce o disconosce) nelle cose.

Nel caso di Kinsella, possiamo parlare di un’autobiografia che si fa poesia, piuttosto che di una poesia autobiografica. L’“io” del poeta, pur nella sua prepotenza, nella decisione del suo delinearsi nell’universo poetico di Kinsella, non è che uno strumento (cinetico e passivo al pari dello specchio) della realtà che lo circonda. Lo specchio è simbolico sia della coscienza del soggetto, sia di una coscienza immanente esterna a lui, che gli restituisce la sua interiorità, plasmata, spesso deformata, dall’incontro-scontro con la realtà che lo circonda.  Paradossalmente, questo io all’apparenza così “ingombrante”, si sminuzza e annienta nel riflesso incompleto che gli viene restituito dallo specchio, deputato a rivelargli le sue contraddizioni, l’intensità delle sue sofferenze, profondamente radicate in quella “oscurità” caotica che è per Kinsella fucina dell’opera d’arte, destinata a sprofondarvi di nuovo nel momento in cui si affrancherà dal poeta (l’artigiano, l’artefice). La scrittura è infatti per Kinsella lavoro di cesello, e l’io è spesso (simbolicamente) visto nell’atto stesso di scrivere, e riflesso nel suo attonito silenzio di fronte al prodotto della creazione.”

 

dalla prefazione di Chiara De Luca