Narda Fattori su “Nel frattempo” di Mimmo Cangiano

Mimmo_Cangiano_Nel_frattempo

Collana Chiara – poesia italiana contemporanea
MIMMO CANGIANO,
Nel frattempo
ISBN 978-88-96263-09-9
pp. 60, € 12,00 

 

 La nuova e dinamica casa editrice Kolibris, fondata e condotta da una giovane poetessa che è sicuramente una delle nuove voci della poesia italiana, dei primi anni del terzo millennio, ha fra le sue prime pubblicazioni quest’opera di Mimmo Cangiano. Opera prima frutto quindi della vocazione irrinunciabile o dell’uscita appartata della voce matura di un poeta che, nel frattempo, appunto, la vita si è occupato di viverla, scorgendone le contraddizioni, le zone d’ombra, certe risibili impellenze e altre omissioni. Incontri e assenze: assenze più che mai presenti, incontri che lasciano solo l’alone del passaggio.

Con ferma e spesso ironica voce poetica, Cangiano racconta spicchi di episodi, pennellate di percorso, abbandoni e delusioni, la vita in bozzetti minimalisti ma non meno potenti di una quadro ruggente e definitorio. Nella sua nota introduttiva Luca Ariano accosta la voce di Cangiano a quella di Corazzino. Quest’accostamento di grazia nel verseggiare le minimalia, mi pare più che mai azzeccato, perché, a ben vedere, l’uomo si conduce per piccoli eventi, per tratte senza mete infuocate, per amarezze e dolcezze che hanno la caratteristica dei tramonti: se ne vanno presto, lasciandosi dietro un sospiro di rimpianto, insieme alla certezza che torneranno, per poi sparire nuovamente.

La malinconia che pervade l’intera raccolta è riscattata da un linguaggio che ha le meraviglie dell’infantile e la sapienza dello scettico, di chi ben conosce quanto sia vano ogni traguardo che illuda una meta certa. Questa insipienza del vivere è ben chiara è fin dalla poesia d’apertura della sezione Bambine: “A ovest stamattina, è un luminar di vetri, / nella casa di fronte, al quarto piano, / la bimba Carlottina si perde un poco sul balcone / e tace. Dev’essere così che prende il via / quel sentimento che porta all’onniscienza / così, con lentitudine in spagnolo, / spaventosa chiaroveggenza, inettitudine./…”.

Ma troveremo un gran numero di immagini che fanno riferimento alla pochezza dell’uomo (e del poeta) che però è riscattata dalla consapevolezza e dal dolore che scaturisce da questa contrapposizione fra ciò che si è, si ha, e quello che si potrebbe essere, che si potrebbe avere: “sentori vaghi di aglio e di cedrina” , “nel mio latte mattutino / c’è la purezza torbida / di chi mi ha preceduto.”; quello che resta, / un po’ di vigliaccheria / acqua sporca / stiamo ancora aspettando / una risposta”; “ave cesare noi qui morituri a giocare / e tre passi indietro con tanti auguri.”. È Natale, si gioca a monopoli, si mangia troppo, ci si ingrassa e con la certezza che si è perituri, ci scambiamo auguri. Ma auguri di che cosa? In questa poesia non è scomparsa solo la dimensione religiosa, ma anche quella conviviale. E accatastiamo epifanie del vivere. Anche Carlotta (la figlia?) è una presenza sentimentale e rapsodica, un’intera sezione a lei dedicata non ci consente neppure di averne una visione certa, di stabilire se sia di carne o metaforica, se costrutto del sentire o carne della nostra carne, che stacca da noi e s’affaccia ai rischi della vita con le nostre amare certezze. (Cfr. “Non è un fiume”, pp. 32/33) che a ben vedere staccano di oggetto e di concetto. Forse un titolo mancante?

Ma il poeta si definisce un caso clinico:” Una buona volta (mi dico) / rinuncia a vendicare, / ugualmente rinuncia / a consolare.” No, non è possibile, uomini fatti tornare a un’innocenza che si può solo invidiare, che può insospettire, fors’anche intenerire. Cangiano ha traversato il suo vissuto con spada spuntata e lama acuta di cervello.

Con quest’opera prima, mite e musicale, con verso terso, e qualche scarto semantico e concettuale, mimetico direi, della vita quotidiana, ci regala uno spiraglio del mare che ha attraversato.

 

Narda Fattori.