“Basse verticali” di Stefano Leoni. Una lettura di Guido Passini

COLLANA CHIARA
Poesia italiana contemporanea
STEFANO LEONI, Basse verticali
Prefazione di Chiara De Luca
Note di Luca Ariano e Guido Mattia Gallerani
ISBN 978-88-96263-22-8
pp. 56, € 12,00

La poesia è una passione, ma al tempo stesso si rivela una cruda verità. La poesia è un’arte; l’arte del saper osservare dentro, ma soprattutto oltre gli eventi. Oggi si possono vedere tanti autori di poesia, c’è chi potrebbe dire troppi, ma questo deve fare capire che non è poi così vero che la poesia sta morendo. Possiamo forse dire che la qualità tecnica forse è proporzionatamente calata negli anni, anche se qui, non sarei del tutto d’accordo. È una questione di selezione allora? Può essere. Selezione che l’emergente casa editrice Kolibris (che di emergente penso a questo punto abbia solo l’età) ha compiuto con un concorso “Pubblica con Kolibris”. Duplice impegno quindi per Chiara De Luca, titolare della casa editrice, che oltre a selezionare e tradurre autori stranieri, va alla ricerca della qualità anche in territorio nazionale. Da questa selezione spunta il nome di un autore romagnolo: Stefano Leoni, presidente dell’Associazione Culturale Poliedrica di Forli. Associazione che si adopera a portare in loco la poesia e non solo. Conosco quindi l’autore e forse questo mi aiuta ad avere uno sguardo più mirato all’aspetto empatico, piuttosto che a quello tecnico. Come accennato prima, viviamo in un mondo, dove il web la fa da padrone anche dal punto di vista poetico. Possiamo trovare, infatti, autori di tutti i generi, quelli esuberanti, quelli prettamente tecnici, quelli che raccontano l’amore, quelli che mostrano il dolore, e quelli che scrivono, scrivono, scrivono e non dicono nulla. Esistono poi i poeti che definirei “silenziosi”. Questa, credo, sia la categoria in cui inserirei Leoni, perché è un autore in grado di non scrivere per settimane, di restare appunto in silenzio e osservare il mondo che lo circonda. Silenzioso perché non è di certo una persona esuberante che faccia parlare di sé, del suo stile di vita trasgressivo o sregolato, come fanno tanti altri per mettersi magari in luce.

Leoni, osserva, ascolta, deposita e scrive. Scrive della vita e in questo “Basse verticali” riesce a stupire ancora una volta per l’intensità dei versi. Stupire perché inaspettato l’arrivo di questo suo terzo libro, stupire perché ha levigato i versi, lasciandoli al tempo stesso appuntiti. Nella nota introduttiva, Luca Ariano definisce i versi di Leoni impregnati di crudo realismo, e questo corrisponde a una forte verità. L’autore Leoni affonda il suo artiglio già dal titolo: Basse Verticali. Ovviamente a tutto questo ho dato il mio senso di visione del tutto.  Vivo le “verticali” come velocità verticali fattore della meteorologia, la velocità verticale di ascesa o discesa di una particella. Il fatto che siano definite “basse” mi fa supporre che la scelta cada su una massa in ascesa, una massa instabile e quindi può causare la formazione di nubi e precipitazioni. Precipitazioni nella nostra essenza, nel nostro modo di vivere la storia, nelle nostre visioni, nei nostri silenzi, o meglio nei silenzi di Stefano Leoni. Quei silenzi, che a volte devono essere ascoltati.

L’augurio che mi sento di fare a Stefano è di vivere la poesia e di scrivere proprio come, e cito un suo verso: “come una vite senza fine”.

Guido Passini