Enda Wyley, risvegliarsi a questo, Kolibris 2010

Parole che cercano la vita, che incarnano l’attesa. Parole che divengono immagini piene di premura – nelle scale della notte, nelle fiamme morbide della lanterna, nel legno scricchiolante del pavimento. Un sogno sfreccia e si fa guardiano, tra il corridoio e la stanza delle ninna nanne copre d’amore il sonno della bambina. Gli occhi che trovano gli occhi, la voce che si apre in un sospiro di madre. Poi le mani che stringono la camicia, la bocca umida sul petto, il nido della gola che inghiotte il latte. Delicata, nei passi lenti che ci trascinano, la pagina interiore si apre sui primi cinguettii del mattino, si sporge oltre la finestra, per guardare il sole dimenarsi nel morso di un pancake – acque, sabbie, rocce, ciuffi d’erba, come un incantesimo imperlano la parete dei versi. È un libro di minime magie risvegliarsi a questo di Enda Wyley. Un libro di segreti lucenti, di soglie arruffate tra i fiori delle guance e gli abitini gettati sulle lenzuola. Si è attraversati dalla gioia in queste pagine, da gemiti e sogni di fragole, che dalla culla si tendono come presagi. Il legame si stringe quando i corpi sono distanti, diventa nodo, chiedendo a ogni secondo lealtà e dolcezza. Tra specchi colorati e giraffe di pezza, i fogli bianchi si scrivono in fretta, prima che una carezza sfiori il piccolo cuore, e allontani ogni contraddizione. Sul bordo dei precipizi, in una memoria fatata, le poesie si fanno sempre più responsabili, amano e si lasciano amare, mentre il fumo sale dalle tazze calde e il vapore dei vetri sposa il ticchettio dell’orologio.

Ci sono mondi selvatici nel ritrovare la tenerezza, se ne si sente il profumo risalendo i sentieri delle cartoline. Fili fragili e trasparenti s’inerpicano sui visi segnati, e un’alba lieve oscilla tra le fatiche, attraversando il vento, fino al battito dei polsi, fino alle pance calde che si sfiorano. In un destino autentico, le ali dell’infanzia risalgono il diario – ci svegliano, quando il cielo è freddo, quando il richiamo della strega bianca rintocca nel cucchiaino, e ci svegliano – quando la guerra sconfina nel timore, ricordando i morti sepolti nel cuore d’ognuno. Dal battito delle piume arde questa voce universale, che setaccia giorno e notte, creando talismani nel perimetro della casa – dal regno del giardino danza verso la collina, per ridiscendere nel mondo in un profluvio di silenzi e di rinascite.

Gianluca Chierici


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