Anna Wigley, Risveglio d’inverno

COLLANA GOLDFINCH – Poesia gallese contemporanea
Anna Wigley, Risveglio d’inverno
Prefazione di Umberto Fornasari
Traduzione di Chiara De Luca
ISBN 978-88-96263-26-6
pp. 158, € 15,00

 

Se esiste discendenza contemporanea della poesia, che procede per fratture e violazioni, che tenta di creare, mediante l’azione poetica, un nuovo mondo; se, nel paesaggio consolidato dell’estraneità fra parole e cose, che ci ha offerto in dono destinale la modernità, c’è un profondo sentiero poetico che tenta di fare poesia, come ricorda il filosofo Vincenzo Vitiello, attraverso l’atto del “tagliare, spezzare e riunire mediante accostamenti nuovi, imprevisti e imprevedibili, strani e stranianti” la consunzione del linguaggio, se esiste tutto ciò, a esso non appartiene la altrettanto sensibile e profonda anima poetica di Anna Wigley. In tutt’altra forma si presenta il suo fare poesia. Anna, in questa raccolta confessa, in ogni verso che s’appoggia al verso come in un racconto, che il mondo nuovo è già presente, è qui, si trova nell’ora, questa, in tutta la sua intensità, e il suo nervo vibra sulla pelle della terra, quella terra su cui lei sa deporre uno sguardo che è abbraccio figliale e materno. Basta avere occhi e parole, gli strumenti del poeta. Il suo fare versi parrebbe avvicinare la saggezza e la competenza del restauratore, la sua vocazione all’atto continuo di svelare, togliere in gesti delicati di rimozione, le velature sedimentate sulle velature che hanno reso opaca la superficie. Anna Wigley rimuove il sedimento che oscura la tela della vita o la nostra retina e che rischia di farci leggere solo materia anelastica, in un egocentrismo dell’umano che oggettivizza il vivere in routine patinata di gesti seriali e automatici. Non usa solventi nel suo comporre; la poetessa ha gli strumenti dello sguardo e dell’occhio, per restituire invece la speranza di una tonalità che sappia evocare quella originaria, la dinamica naturale della vita armonica, dell’umano estroflesso in riconoscenza del cosmo: “Qui la luce scolpisce e leviga ogni cosa.”

 

Eppure noi sappiamo l’avvenuta frattura dell’abbraccio tra la terra e l’uomo.

 

 

dalla Prefazione di Umberto Fornasari