Loredana Magazzeni su “Danza del ventre a Tev Aviv” di Karen Alkalay-Gut (Kolibris 2009-2010)


 

KAREN ALKALAY-GUTKAREN ALKALAY-GUT
Danza del ventre a Tel Aviv
Poesie d’amore e sopravvivenza
A cura di Johanna Bishop e Andrea Sirotti
ISBN 978-88-96263-18-1
pp. 274, € 15,00

 

Di origine britannica, Alkalay-Gut ha scelto di vivere in Israele, dove insegna poesia inglese all’Università di Tel Aviv, è presidente dell’associazione israeliana di scrittori in lingua inglese, vice presidente dell’unione degli scrittori israeliani, traduttrice dall’ebraico, dallo yiddish, dal tedesco e dall’arabo. Queste note biografiche ci aiutano a inquadrare la dominante crossculturale di una personalità fortemente comunicativa e in continua ricerca di dialogo con l’Altro, sia esso in rapporto con i Padri e le Madri della tradizione letteraria inglese (nelle poesie Euridice, Emily Dickinson o Oscar Wilde entrano in scena dialogando non solo metaforicamente con lei), sia nel rapporto d’amore (l’erotismo visto con grande ironia e come forma profonda di conoscenza di sé, vedi il poemetto Brodo d’amore, è un’altra costante della sua poesia), sia nel rapporto con la terra d’adozione (di cui, nelle poesie “politiche”, traccia un ritratto doloroso e appassionato, vedi la poesia Latte e miele ). La sua poesia “non ha paura di sporcarsi le mani con la vita”, scrive Andrea Sirotti nella postfazione, di raccontare il quotidiano e “il paranormale”, con cui fare i conti tutti i giorni, rinnovando la forza della poesia di farsi forma di resistenza , una “nitida messa a fuoco di lenti”(Passo tutto il tempo a cercare gli occhiali). Osservare con acutezza il vivente, con occhio da antropologa, notare come gli uomini e le donne parlano fra loro, si abbigliano, come si esprimono i loro corpi viventi, grassi o magri, quello del padre, ritrovato prima della morte (La nudità di mio padre), osservare come la propria vecchia macchina (Fiat) possa trasformarsi in nido d’amore e non volerla chiudere a chiave, come i figli non nati (Aborti) restino “attaccati/ alla madre che li ha espulsi/ molto più a lungo dei bambini normali”, tutto questo ed altro ancora, che è vita contingente, dramma silenzioso, è cantato da Gut con versi rapidi ed efficaci, sonori e sapidi, guizzanti e vitali.

Il dramma della guerra israelo-palestinese è però presente in sottofondo, amaro boccone quotidiano ingoiato davanti al televisore (Guarda com’è contenta la televisione, Per adesso tutto bene, Guerra in diretta), mentre le madri assistono alle morti dei figli in diretta e il numero dei caduti non si può più contare (Matematica). Nella poesia che dà il titolo a questa “ricca raccolta inedita preparata appositamente in collaborazione con l’autrice per il pubblico italiano”, che ha per sottotitolo appunto “Poesie d’amore e sopravvivenza”, la poesia e l’amore diventano forme di sopravvivenza e lotta a quella forma di paura che è vedere nell’Altro il Nemico: “Come è facile che l’altro diventi il nemico -/ Più è vicino più è pericoloso”.

 

Loredana Magazzeni