Ray Givans, Tolstoj innamorato

COLLANA SNÁTHAID MHÓR – Poesia irlandese contemporanea
RAY GIVANS, Tolstoj innamorato
ISBN 978-88-96263-44-0
pp. 178, € 15,00

Ray Givans è un poeta di cui risulta estremamente difficile parlare. Almeno a poca distanza dal momento in cui hai attraversato e vissuto la sua poesia per la prima volta, per poi chiudere il libro ed entrare nel buio della stazione a notte fonda. Dove, come all’uscita dalla metamorfosi di uno splendido viaggio, ti ritrovi senza parole per narrarlo e ripercorrerlo, per restituirlo nel modo adeguato a chi è rimasto a casa e invogliarlo a partire, riproponendo tutti gli stadi di trasformazione che hai affrontato nelle sue tappe. Dopo aver attraversato Tolstoj innamorato, il lettore si ritrova infatti esausto e colmo del vortice di volti, colori, suggestioni cui non sa restituire l’ordine e la forma originaria, né collegarvi esattamente l’emozione, il sentimento, l’impressione che hanno singolarmente generato in lui.
In Tolstoj innamorato Ray Givans non veste soltanto i panni del poeta e letterato e dello studioso,  profondo conoscitore delle personalità – storiche e letterarie – che presenta e rappresenta, bensì anche quelli dell’attore in grado di incarnarle. Il poeta si spoglia infatti del proprio io per diventare l’Altro, indossando di poesia in poesia abiti, attitudini, atteggiamenti sempre differenti nei confronti della vita e di se stesso. Il poeta non si limita cioè a prestare ad altre persone la propria voce, bensì s’impadronisce di volta in volta della voce di ciascuna di loro, assumendone cadenza, ritmo, variazioni, intensità e toni differenti. Givans è davvero in grado di sparire dietro le quinte del teatro della propria poesia, o di rimpicciolirsi al punto da divenire invisibile suggeritore, facendoci dimenticare la presenza autoriale. Mentre i suoi “personaggi”, o meglio, le sue persone riprendono vita, verso dopo verso, dimostrano di non essere in fondo davvero mai morte, bensì di aver continuato sempre a vivere nelle proprie parole, nei propri scritti, presenti ed eterni al contempo, come l’autentica poesia sa essere. Anna Achmatova e Dostoevskj, Tolstoj e Doroty Wordsworth, John Berryman e Wallace Stevens non sono soltanto rievocati, bensì evocati, chiamati sul palco a parlare di sé in prima persona, a mettere in scena la propria vita, i propri conflitti interiori e il proprio dramma esistenziale senza apparenti mediazioni. Ma anche nella seconda parte di Tolstoj innamorato, dove la storia  individuale si sovrappone alla Storia collettiva e a quella letteraria (pur continuando a intersecarsi con esse); dove predominano gli affetti e le vicende della vita privata del poeta, Givans riesce a farsi da parte, lasciando che le parole divengano immagini vivide e che la vita  metta in scena se stessa e la propria componente interiore, fatta di ricordi, desideri e fantasmi, speranze e disillusioni, che prendono vita e corpo d’espressione, attualizzandosi nell’eterno presente della parola poetica. Che nella poesia di Givans viene interrogata con profonda fiducia e ascoltata con stupore, servita con devozione e mai asservita. Resa strumento a modellare la materia informe dell’interiorità, ma mai strumentalizzata al servizio dell’egocentrismo autoriale.

Chiara De Luca