Eva Bourke, Piano

Piano_coverCollana Snáthaid Mhór – poesia irlandese contemporanea
EVA BOURKE, Piano
ISBN 978-88-96263-59-4
pp. 248, € 12,00

 

Di Eva Bourke Edizioni Kolibris ha già pubblicato la raccolta poetica La latitudine di Napoli (2011), in cui poesie e prose poetiche si alternano a intonare un lungo canto ininterrotto dalla prima all’ultima pagina. Allo stesso modo in Piano, la voce della poetessa si leva in un inno che abbraccia luoghi, situazioni e persone, intrecciando tra loro passato, presente e futuro, per cui la raccolta stessa diviene quello Zeitraum di cui canta la poetessa, una compresenza di luogo e tempo, che in quanto tale, è “luogo” privo di coordinate spazio temporali, dove esperienza, ricordo, racconto e parlato convivono e si compenetrano, confondendosi nel flusso della storia individuale al confluire nel grande mare della storia collettiva. In questa raccolta, così come già nella Latitudine di Napoli, la poetessa prova e suona tutte le corde della propria voce, giocando su una grande varietà di ritmi del verso e del verso in prosa. Centratissimo dunque il titolo del libro, che tra le mani materializza lo strumento stesso, mentre le dita lo suonano, sfiorando i tasti bianchi delle pagine e quelli neri delle lettere. Il vuoto apparente della carta e il nero in movimento dell’inchiostro compongono la musica del verso, tra le pause degli spazi vuoti e l’eccezionale densità della parola riappropriata. la lingua di Eva Bourke è sempre musicale, pur nel repentino variare delle andature, dal ritmo spezzato, sincopato e pausato di alcuni testi, al morbido fluire del verso lungo in altri e fino alla cascata senza appigli di punteggiatura e pause della prosa poetica. La Bourke è poetessa fine e sa forgiare un verso sempre elegante e “letterario”, misurato e in equilibrio sullo spartito della pagina, anche laddove canta situazioni e circostanze all’apparenza banali, quotidiane, quando non umilissime o meschine, anche quando indulge nel parlato e nella rievocazione frammentaria. C’è un amore di sguardo che avvolge e un abbraccio d’anima che tiene il mondo, ora con dolcezza ora con violenza. C’è il desiderio di nominare cose e persone, di spazzare via la polvere dalle vecchie foto, di riaprire antichi armadi e scendere nel buio di cantine e sotterranei dimenticati, o soltanto accantonati nel buio che li inghiotte al rogo vorace del dolore. In questa raccolta poetica la Bourke stessa si fa strumento, si fa “anima del piano”, cui l’ebanista diede per compito “obbedienza e risonanza”, lasciando vibrare liberamente le corde del proprio intimo sotto le mani impietose e sicure della poesia, che strappa al poeta la voce dalla gola, diffondendola nell’aria.