John Barnie, Ghiaccio

barnie_coverCollana Goldfinch – poesia gallese contemporanea
JOHN BARNIE, Ghiaccio
Traduzione di Chiara De Luca
ISBN 978-88-96263-14-3
pp. 342, € 15,00

 

Di John Barnie la casa editrice Kolibris ha di recente pubblicato la raccolta poetica Tumulto in cielo, che fornisce un alto e fulgido esempio della grandezza di questo poeta gallese dalla cultura immensa, solidamente documentata, e diversificata, che tuttavia mai  interferisce con la scioltezza e naturalezza di un verso che è espressione di una voce potente, originale, spesso tagliente (eppure comprensiva) nei confronti delle debolezze e delle fragilità della natura umana. Il romanzo in versi Ghiaccio è l’opera più ambiziosa di Barnie, un’opera importante, dal respiro epico. Ghiaccio si colloca in un lontano,  ipotetico futuro, in cui, a seguito delle Guerre di Risorse e di numerose carestie, gli esseri umani si trovano costretti a vivere sottoterra, in città-stato collegate tra loro da lunghe gallerie su più livelli. Perché quella che un tempo era la Terra abitata è ora una immensa, desolata distesa di ghiaccio. Risultato dello sfruttamento incosciente e sconsiderato delle risorse naturali effettuato dagli umani nei secoli e del  surriscaldamento incontrollato dell’atmosfera terrestre.

In questo mondo sotterraneo le città stato di Achille, Nekton, Hox e Banda sono in guerra tra loro per la sopravvivenza e per accaparrarsi le scarne risorse di cui sottoterra dispongono.

Gli umani, i nostri posteri, vivono rassegnati  sotto una severa dittatura che ne controlla ogni gesto, né organizza il tempo libero, decidendo di ogni attività e forma espressiva, compresa quella artistica. Il Comando controlla perfino i momenti di svago, organizzando forme di intrattenimento “innocue”, in una pesante atmosfera censoria. Il tutto è visto attraverso gli occhi di un tenente delle truppe d’assalto di Banda, cioè narrato dall’interno. Tutti i personaggi sono “tipi”, eppure non stilizzati, bensì presenti, attuali, reali. E  somigliano a  noi in modo eloquente e inquietante. Sono i membri di una umanità abbandonata a se stessa, gravata dal peso dei propri errori, di cui non sempre ha la piena percezione. Sono uomini che hanno dovuto dimenticare la forma di una foglia, il colore dei fiori, il canto degli uccelli, il calore della luce del sole. Eppure ancora combattono tra loro. Come già in Tumulto in cielo, Dio ha rinunciato a loro, o è da loro stato relegato in distanza. Se ne resta appartato, fuori dal gioco, desolato o  indifferente o forse soltanto assente. E gli esseri umani sono prigionieri della proprio assoluta, incondizionata libertà. Di cui hanno approfittato per distruggere la bellezza, umiliare e circoscrivere ogni forma d’arte, sottrarsi il sole, il verde, il ciclo delle stagioni, odori e sapori, l’alternanza del giorno e della notte. Ma pur essendo accomunati dallo stesso tragico destino, gli umani continuano a odiare, a distruggere, devastare e saccheggiare il poco che sono riusciti a preservare dalla rapida avanzata del ghiaccio, in cielo, nell’anima, sul suolo.

 

Chiara De Luca