Gianfranco Longo, Il componimento dell’amore

cover_LongoCOLLANA SGUARDI – Saggistica
GIANFRANCO LONGO
Il componimento dell’amore. Meditazioni sulla Creazione
Prefazione di GIUSEPPE FORNARI
ISBN 978-88-96263-49-5
pp. 177, € 12,00

 

Il componimento dell’amore si presenta come una composizione poetica e musicale che trae la sua ispirazione da un’esperienza di amore coniugale felicemente realizzato, e tradotto con effusione lirica in immagini lussureggianti e cosmiche che investono chi legge come un autentico poema sinfonico e lirico in prosa. La reazione epidermica del lettore a questa sorta di sfogo immaginoso e affettivo, a questo fiume in piena che procede per associazioni intellettuali e emotive, può essere di indifferenza o anche di fastidio, perché al postutto abbiamo il diritto di difenderci da ogni manifestazione non richiesta di entusiasmo risalente a motivazioni soggettive e private. E tuttavia non questa è la motivazione e l’intenzione di Longo. Il suo non è banale entusiasmo, è un en-thousiasmós nel senso greco del termine, è l’entrare in un’esperienza religiosa che è quella non solo dell’impossessamento divino, ma più specificamente (con una connessione semantica che credo non estranea a quella etimologica) della thysía, del rito offerto alla divinità, del sacrificio. La gioia espressa da Longo verso l’esperienza amorosa non ha nulla della rivoltante soddisfazione dell’ego che oggi passa sotto l’abusata etichetta amorosa; è la scoperta di un continente spirituale che si rivela essere la nostra terra di provenienza e di destinazione, la nostra vera comunanza col cosmo e con chi l’ha creato. La medesima esperienza dell’amor cortese provenzale, dello stilnovismo italiano, di Dante e di Petrarca, ossia del nucleo incandescente dell’identità culturale italiana, che almeno per qualche benefico istante riduce al silenzio e al nulla che merita il clamore dei novatori impegnati a distruggere quanto ne resta: niente di meno ci vuole – e noi italiani godiamo dello strano privilegio di disporre ancora di quest’arma invisibile – per aprire una misericordiosa epoché sullo sfacelo mentale di un Paese interamente asservito a Poteri occulti e globali ormai così sicuri di sé da potersi togliere impunemente la maschera, certi come sono che nessuno ne riconoscerà il ghigno o avrà la forza di far sentire la sua voce per dire che del loro ghigno infernale si tratta. Non per censura terroristica, come usava ai tempi artigianali del primo totalitarismo novecentesco, bensì per semplice sommersione ad opera di una babele organizzata, pronta a affogare ogni voce dissenziente nel grande mar del non essere in cui galleggiamo, e galleggiarvi è già una fortuna, rispetto allo sprofondarvi venendone cancellati.

Dalla prefazione di Giuseppe Fornari

a. Giuseppe Tucci, tra i maggiori maestri degli studi orientalistici in Italia, studi sia a carattere filosofico-ermeneutico che religioso, archeologico e letterario, citando Anandavardhana, un filosofo kashmiro del IX secolo, autore di un celebrato e famoso trattato di poetica, il Dhvanyaloka (La luce della risonanza), sosteneva che il buon poeta può a suo piacimento e con assoluta libertà animare le cose inanimate e disaminare le animate; il buon filosofo, però, –  potremmo affermare sulla scia di quanto sostenuto da Anandavardhana in quello stesso trattato –  può conoscere la causa di ciò che anima quanto inanimato e disamina quanto animato, per meditarne la differenza e riuscire a cogliere nella sua riflessione quel passaggio peculiare tra la vita e la morte, rivelandosi in questo, forse inaspettatamente, anche un poeta.

 dalla Premessa di Gianfranco Longo