Francesco Benozzo su GraphoMania

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Abbiamo posto alcune domande a Francesco Benozzo, candidato Nobel italiano per la letteratura, dopo l’assegnazione del premio a Svetlana Alexievich. Lo ringraziamo per la celerità e per la cortesia con cui ha accettato di rispondere.

Ha già dichiarato in alcune interviste che la sua candidatura era una candidatura “di protesta”, e di non avere mai nemmeno lontanamente pensato alla possibilità di raggiungere il premio. Eppure sul sito ufficiale del Premio Nobel il suo nome è arrivato primo in un sondaggio in cui i lettori erano invitati a dare la loro preferenza. Che effetto le fa comparire, almeno in quel contesto, davanti a Milan Kundera, Philip Roth o Haruki Murakami?
Non riesco a comprenderlo e non ho seguito la vicenda. Quello che so e che è certo è che il Nobel lo ha vinto Svetlana Alexievich. Semmai questo piccolo fatto di cui lei mi parla va visto come un esempio o una conseguenza di ciò che sono le nostre società. Ho sempre pensato che le società contemporanee (non faccio qui distinzioni geografiche o geoculturali, e con “contemporanee” intendo qualcosa che parte forse già dal Neolitico e arriva fino ad oggi) si fondino su una specie di anelito verso ciò che è irreale e verso ciò che è inutile. Non mi pare infatti che la società esprima i nostri bisogni reali, mi pare piuttosto che tenda a soffocarli, a celarli, col risultato di crearne sempre di nuovi. Allontanandoci da ciò che è profondo, e tendendo a vivere in superficie, finiamo per conferire pregio a ciò che non può averne. Chi ha espresso una preferenza per me in quel sondaggio del sito del Nobel ha agito mi pare in balìa di questa deriva. E io stesso agirei in nome di questa tendenza dell’uomo contemporaneo se dessi un qualche peso al risultato di quel sondaggio. Diciamo che essere davanti a Roth o Murakami nelle preferenze dei visitatori del sito del premio Nobel rappresenta ai miei occhi qualcosa di irreale oltre che di inutile.

Conosce l’opera della Alexievich?
No. Difficilmente leggo la prosa contemporanea.