Alessandro Ghignoli, Transmediazioni. Lingua e poesia

Alessandro_Ghignoli_2COLLANA SGUARDI – Saggistica
ALESSANDRO GHIGNOLI, Transmediazioni. Lingua e Poesia
ISBN 978-88-96263-49-5
pp. 106, € 12,00

Un aspetto da considerare quando analizziamo opere letterarie tradotte è quello che Itamar Even-Zohar definì del “polisistema culturale”; l’opera tradotta detiene una importanza, che definiremmo attiva sulla cultura di accoglienza. Autori che sono esterni ai processi culturali di una data società, si possono trovare, all’improvviso o no, coautori e costruttori di un sistema socioculturale e letterario diverso.
Ci rendiamo conto, quindi, che tanto l’analisi dei procedimenti traduttologici su un’opera letteraria, quanto lo studio della ricezione e delle sue relative influenze rispetto alla cultura di arrivo, sono ugualmente importanti. Traduzione quindi come maniera di comunicazione che travalica una unica cultura, per divenire una serie di forme e di procedure interpretative che costruiscono un dato sistema culturale. Il traduttore deve conoscere le metodologie e le varie teorie che costruiscono il pensiero e la praxis traduttiva, ma deve anche fare riferimento a chi e dove questa traduzione andrà. Vogliamo dire, chi utilizzerà nella sua pratica di lettura e studio determinate opere presentate in traduzione. Come ci ricorda Antonio Prete: «solo con la traduzione è possibile aprire varchi tra esperienze poetiche diverse, contigue o lontane che siano. Attraverso questi varchi, si possono costruire intese. Si può ascoltare come prossimo il lontano e l’estraneo. Si possono avvertire gli innumerevoli modi con i quali la vita si annoda alle forme, il vivente respira nella parola, la ferita si unisce al sogno, il dolore alla musica. La comunità dei poeti – la comunità dei viventi – non ha una propria lingua. Il suo respiro riceve forza trascorrendo tra tutte le lingue».
Non possiamo non pensare né sottovalutare l’idea che la storia della letteratura in traduzione non faccia parte della storia della letteratura, diremmo nazionale o scritta in una specifica lingua. Se questo fosse vero, dovremmo pensare che la poesia scritta in dialetto non sia parte integrante dell’identità culturale italiana, né della sua relativa letteratura.
L’importanza, quindi, della scelta del suo effettivo valore letterario al momento della diffusione dell’opera tradotta, di come entra nei meandri dei processi sociosemiotici della cultura e della letteratura di accoglienza, sono elementi, questi, che fuori di ogni dubbio costituiscono le basi di studio e di interpretazione dei vissuti e delle interazioni sociali e culturali intese nelle sue relative trasformazioni.

Alessandro Ghignoli