Kurt Aebli, Gocce, Kolibris, aprile 2016

AEBLI_COVERCAMÄLEON – Poesia svizzera contemporanea
KURT AEBLI, Gocce
Prefazione e traduzione di Chiara De Luca
pp.104, EU 12
ISBN: 978-88-99274-25-2

 

Questa pubblicazione è stata resa possibile grazie al sostegno di Pro Helvetia, Fondazione Svizzera per la Cultura.

 

Inoltrarsi nel bosco è resistere a quel che bosco non è, perché ormai troppo distante dall’essenza dell’umano, che non è possibile trovare se non nel contatto con la natura più incontaminata, quella che non è ancora stata soffocata dal passaggio dell’uomo, anche se qui e là se ne riscontrano evidenti tracce, a deturpare la bellezza della quiete e del silenzio. Soltanto nel bosco il poeta riesce a entrare in contatto con la parte più autentica di sé, soltanto nel bosco si ri-conosce, ascoltando il canto primordiale del silenzio, che risponde ai suoi silenzi interiori, composti di milioni di parole taciute dal frastuono assordante della città, dove tutto si muove a ritmo irregolare, dove i rumori sono innaturali e l’individuo sembra essere già postumo, destinato all’inesorabile sconfitta dell’alienazione, da se stesso e dall’alterità. La città, su cui si posa curioso e incredulo lo sguardo del poeta, appare come una sorta di prigione, in cui gli uomini sono costretti a una forzata contiguità, priva di condivisione e vicinanza, indotti a una corsa senza scopo, e separati dalle proprie radici più autentiche. Per questo la “fuga” nel bosco si configura come una sorta di percorso sacrale, dove i versi di Aebli si posano come gocce sugli occhi per riaprirli, per rendere di nuovo terso lo sguardo intorbidito dalla consuetudine al buio, perché possa infine abbracciare il reale in una apertura totale.

Ohne zu wissen, was es heißt zu sein,

glaube ich zu erkennen, dass ich nicht hier bin,

um Erstaunliches zu vollbringen,

denn nichts kann ich erstaunlicher finden,

als am Morgen aus dem Haus zu gehen

und zu sehen, dass die Welt noch da ist,

die zuallererst als Farbe erklang,

dass noch alles Klang ist von damals,

endloser Anfang von allem,

dass Straßen und Häuser

noch da sind, Menschen,

Bäume, Vögel,

dass ich noch da bin,

außerstande zu beschreiben,

was war, was sein wird,

was ist.

Senza sapere cosa significhi essere

credo di riconoscere di non essere qui

per compiere cose sorprendenti,

perché nulla mai troverò di più sorprendente

dell’uscire di casa al mattino

e vedere che il mondo c’è ancora,

che innanzi tutto risuona in colore,

che tutto è ancora suono da allora,

infinito inizio di tutto,

che strade e case

ci sono ancora, uomini,

alberi, uccelli,

che io ci sono ancora,

incapace di descrivere

cosa sia stato, cosa sarà

cosa sia.