Aksinia Mihaylova, Nel delta del mondo

aksinia_coverCOLLANA BULGARA
Aksinia Mihaylova, Nel delta del mondo
Traduzione di Emilia Mirazchyska e Francesco Tomada
Isbn: 978-88-99274-29-0
pp. 188, € 12

Si riparte anche dal proprio essere umanamente apolidi anche in quei luoghi a cui siamo apparentemente appartenuti da sempre, come la persona che “se ne va come una turista / dalla propria città natale”, perché l’apolidismo è una condizione interiore e non dipende da uno specifico “dove”, è essere “ovunque a casa / in nessun luogo in sé stesso”. Eppure presto l’atmosfera si trasforma, e nel viaggio compare nuovamente il mondo degli affetti più cari: non sono più stazioni qualunque, sono quelle in cui Aksinia e suo fratello condividono un rapido incontro di “una quindicina di minuti / ma su banchine per treni diversi”; così come ritorna quel passato già emerso nel corso della raccolta che richiede di essere interiorizzato, esso stesso bagaglio nel viaggio più lungo di tutti che è la vita stessa, quella vita dove “ognuno porta i suoi morti / e tutti loro hanno sete”. Farsi carico della propria esistenza richiede fatica, o meglio richiede di accettare la fatica per poter ripartire in sé o anche attraverso il sentimento di maternità, forse l’unico legame indissolubile ma non per questo immune dal dolore. È vero, infatti, che una bambina con la sua risata “gonfia le vele / di tutte le navi / arenate nel delta del mondo”, ma è anche vero che a guardarla è sua madre che di quel vento conosce la potenza e anche il dolore.

C’è tutto questo in Aksinia Mihaylova. C’è una lingua ricercatissima eppure piana, che sfugge gli artifici retorici per mettersi in gioco sul piano di una comunicatività limpida ma non semplice, intelligibile ma non banale. L’espressività di Aksinia Mihaylova raggiunge, da questo punto di vista, una personalissima sintesi fra la produzione poetica delle ultime generazioni centroeuropee, che hanno in alcuni casi privilegiato una poetica estremamente diretta, e il patrimonio storico dei paesi latini – non a caso l’autrice è anche traduttrice dal francese, e scrive talora anche in quella lingua. La stessa personalissima, unica sintesi si ritrova in uno sguardo che riesce a coniugare senza retorica la concretezza del quotidiano e dei suoi oggetti (cucine, poltrone da riparare, specchi da appendere) e una tensione continua alla trascendenza che assume a volte aspetti quasi fiabeschi, così come fonde una spiritualità profondissima e necessariamente individuale e privata con un senso quasi panteistico di appartenenza al mondo e alla natura, oppure ancora una prospettiva intimamente femminile con quella perdita di identità (“cerco il mio sesso”) che impedisce ogni forma di catalogazione e identificazione. O forse, più semplicemente, in questa poesia si compie il miracolo della poesia, perché Aksinia Mihaylova non è soltanto un’autrice di livello internazionale, ma di respiro internazionale: il suo sguardo le appartiene intimamente, eppure la forza e la nitidezza delle sue parole lo trasfigurano in un percorso condiviso di cui, grazie a questa antologia italiana, è finalmente possibile entrare a far parte.

Dalla prefazione di Francesco Tomada

el mundo cambia
si dos se miram y se reconocen…

Octavio Paz

 

Очите на жадния пришпорват телата им,
бяг, който ги връща към началата,
в океана на любовта,
където времето е само солена капка,
побрала  всичко било и всичко, което ще бъде,
два облака, повлекли след себе си
мирис на смола и риган,
обладавали едни и същи била,
подгонени от нетърпеливия вятър,
танцували в едни езера,
защото винаги са били свободни
да останат част от природата,
сливайки се в едно цяло.

Прониквайки в тялото ти,
преоткривам света
и му се отдавам.

Ако изтръгнеш едно по едно
имена, лица, улици и завръщания,
само така, изпразнен от спомени,
можеш да  се слееш с мен
и да оплодиш със семената на дъжда
огромната кухина,
обхождайки я:

светът се променя,
когато две същества се погледнат
и се разпознаят…

Бяха два  побелели от жажда облака,
обсадени от зъберите на ждрелото,
копнеещи да се превърнат в дъжд.

Прониквайки в тялото ми,
го изпълваш с тъгата на света
и ме помиряваш с нея.

Бяха безформени  сенки,
пришпорвани от вятъра,
изгубили цветовете си някъде по пътя,
и затова  – свободни,
свободни да продължат нататък
или да проникнат една в друга,
оплождайки с мимолетните си съвъкупления
тъгата на света.

el mundo cambia
si dos se miram y se reconocen…

Octavio Paz

 

Gli occhi bramosi spronano i propri corpi
ad una corsa che li fa ritornare agli inizi
nell’oceano dell’amore
dove il tempo è solo una goccia salata
che contiene tutto ciò che fu e tutto ciò che sarà,
due nubi che si portano appresso
l’odore di resina e origano,
compenetrate nelle stesse creste,
sospinte dal vento impaziente,
dopo aver ballato negli stessi laghi
perché sono state sempre libere
di rimanere parte della natura
unendosi in un insieme.

Penetrando nel tuo corpo
riscopro il mondo
e gli dono me stesso.

Se estrai uno dopo l’altro
nomi, visi, vie e ritorni,
solo così, svuotati dai ricordi,
potrai unirti a me
e concepire con i semi della pioggia
la grande cavità,
percorrendola:
il mondo cambia
quando due esseri si guardano
e si riconoscono…
Erano due nubi rese bianche dalla sete
assediate dai picchi della forra
desiderose di trasformarsi in pioggia.

Penetrando nel mio corpo
lo riempi con la malinconia del mondo
e mi pacifichi con lei.

Erano ombre senza contorno
spronate dal vento
i loro colori persi altrove lungo la strada
e perciò libere
libere di proseguire
o di entrare l’una nell’altra
fecondando con i loro amplessi effimeri
la malinconia del mondo.