Ana Luísa Amaral, Voci

Collana Beija Flor – Poesia portoghese contemporanea
ANA LU
ÍSA AMARAL,Voci
Traduzione di Chiara De Luca
Prefazione di Massimo Sannelli
ISBN: 978-88-96263-40-6
pp. 204, € 12

C’è stato un momento in cui non siamo più stati classici. Diciamolo meglio: non abbiamo rinnegato la classicità, soprattutto perché un bagno classico fa bene alla poesia. Dopo quel bagno possiamo parlare di un cane infernale o di una certa Nike, e chi ha fatto il bagno con noi riconosce Cerbero e la statua di Samotracia. Non siamo più stati classici quando abbiamo deciso – o abbiamo capito, e forse abbiamo deciso e capito, nello stesso momento – che non bastava enunciare. Bisognava spiegare. Non bastava dire “io amo te”. Bisognava dire perché. E bisognava dire che cosa sia l’amore, o l’Amore, se crediamo che sia un dio o che sia Dio. E poi bisognava spiegare perché parliamo, anche perché il nostro volgare è una lingua umile. E bisogna anche spiegare come dare stile a questa parlata, che fluttua di paese in paese e di bocca in bocca. Così siamo diventati cacciatori di tropi, non di topi. Tra i cacciatori ci sono molte donne. Ma una donna deve dare anche altre spiegazioni: una donna è una cosa o un chi? Un soggetto o una funzione? Una donna parla anche per le altre? E perché una donna parla in versi? E a chi?

Siamo rimasti classici, ma questa epoca non è più classica. Siamo in un momento in cui il testo deve incorporare la sua glossa e la sua spiegazione estetica: dobbiamo dire e spiegare. Orazio – un nome a caso – non l’avrebbe fatto. Virgilio nemmeno. Orazio e Virgilio hanno scritto in attesa del grammatico che commentasse. Ma noi non siamo più così. Parliamo una lingua giovane in un tempo vecchio, quasi alla soglia della fine del mondo: dobbiamo essere grammatici, esteti e poeti nello stesso momento. Non dico nello stesso libro – sarebbe anche facile – ma nel cuore dello stesso testo, da un verso all’altro.

Per questo siamo medievali. Perché siamo mediatori tra lingua morta e lingua viva. E tra un Amore ambiguo e i suoi soggetti. Siamo soggetti-parlanti di Amore, servi dotati di parola: come gli strumenti animati di cui parlavano i Classici, ed ecco un altro modo per ricordare il bagno. Mediamo anche tra Irrazionale e Razionale. C’è una mano che dice “scrivi”, come se non fosse la mano a scrivere, o c’è una mano virtuale che comanda ad una mano fisica.

Da quando non siamo più classici non c’è più niente di chiaro. Il 2017 può essere ancora un anno medievale: perché  la nostra cultura è precisa e irrazionale, contemporaneamente.

Il libro di Ana Luísa Amaral contiene tutto questo. E poi l’ironia. Del resto, Amaral non è un maschio, e il maschio è noiosamente monolitico: di solito. La femmina no. Di solito.

Massimo Sannelli

JUNTO A LEVÍSSIMO PORMENOR DE ESTILO

Oscilar entre teia de desejo
e um olhar que se afoga em horizonte:
as rochas que ali vejo:
um pormenor de estilo, um excesso
na paisagem que nada sobressalta
na memória

Em que fio resplandece
o mais palpável:
dizer amor ou estendê‑lo por frase:
jogo de espelhos liso,
solitário

Que podes dar‑me tu
que não possa este mar
de ausente areia?
Que podes dar‑me tu
que eu não possa colher
desta paisagem?

Assim te vejo: um pormenor de estilo,
nem sequer sobressalto
a ameaçar

Oscilando entre teia sem desejo:
pontos de brilho
refractados até brilho de mar
tecido a infinito.
E é como se eles fossem
mais meus do que tu és

Porque me foste já, como esse
foi de Rodes.
Mas isso de uma ponte
de eternidade mil que eu tinha dentro

Agora o tempo é este:
oscilar levemente sobre teias
ou afogar olhar entre
horizontes

O resto: pó disperso,
reduzido
a muito simples pormenor
de estilo

INSIEME AL LIEVISSIMO DETTAGLIO DI STILE

Oscillare tra tela di desiderio
e uno sguardo che affoga all’orizzonte:
le rocce che lì vedo:
un dettaglio di stile, un eccesso
nel paesaggio che nulla spaventa
nella memoria

In che filo risplende
il più tangibile:
dire amore o estenderlo per frase:
gioco di specchi onesto,
solitario

Cosa puoi darmi tu
che non possa questo mare
di arena assente?
Cosa puoi darmi
che non possa cogliere
da questo paesaggio?

Così ti vedo: un dettaglio di stile,
neppure spavento
a minacciare

Oscillando tra tela senza desiderio:
punti di splendore
rifratti fino allo splendore del mare
tessuto all’infinito.
Ed è come se fossero
più miei di quanto non lo sia tu

Perché fosti per me, ciò che quello
fu per Rodi.
Ma questo da un ponte
di eternità mille che avevo dentro

Ora il tempo è questo:
oscillare lievemente su tele
o affogare lo sguardo tra
orizzonti

Il resto: polvere dispersa,
ridotta
a semplicissimo dettaglio
di stile

Altre poesie QUI

Photo courtesy by Ana Luísa Amaral

Ana Luísa Amaral (Lisboa, 1956). Professora na Universidade do Porto, onde integra a Direcção do Instituto de Literatura Comparada Margarida Losa. As suas áreas de investigação são os Estudos Feministas, a Teoria Queer e as Poéticas Comparadas. É autora de mais de vinte livros de poemas, o ultimo deles What’s in a Name (2017), de vários livros infantis (entre eles Como tu, 2010), de teatro e romance (Ara, 2013), ou de ensaios (Arder a palavra, e outros incêndios, 2017). Traduziu a poesia de Shakespeare, Emily Dickinson ou John Updike. Os seus livros estão traduzidos e publicados em diversos países, como Reino Unido, Espanha, França, Brasil, Suécia, Holanda, Itália, Venezuela, Colômbia, México, Alemanha e Estados Unidos. Vai sair no Reino Unido uma  antologia de ensaios sobre a sua poesia. Recebeu vários prémios e distinções, como o Prémio Literário Casino da Póvoa/Correntes d’Escritas, o Premio de Poesia Giuseppe Acerbi, o Grande Prémio de Poesia da Associação Portuguesa de Escritores ou o Prémio PEN de Ficcão.

Photo courtesy by Ana Luísa Amaral

Ana Luísa Amaral (Lisbona, 1956). Professoressa all’Università di Porto, dove fa parte del Direttivo dell’Istituto di Letteratura Comparata Margarida Losa. Le sue aree di ricerca sono gli Studi Femministi, la Teoria Queer e le Poetiche Comparate. È autrice di più di venti libri di poesia – il più recente è What’s in a Name(2017) – di vari libri per l’infanzia (tra cui Como tu, 2010), di teatro e narrativa (Ara, 2013), e di saggi (Arder a palavra, e outros incêndios, 2017). Ha tradotto la poesia di Shakespeare, Emily Dickinson e John Updike. Suoi libri sono tradotti e pubblicati in numerosi paesi, tra cui Gran Bretagna, Spagna, Francia, Brasile, Svezia, Olanda, Italia, Venezuela, Colombia, Messico, Germania e Stati Uniti. In Gran Bretagna è in uscita un’antologia di saggi sulla sua poesia. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il Premio Letterario Casino da Póvoa/Correntes d’Escritas, il Premio di Poesia Giuseppe Acerbi, il Gran Premio di Poesia della Associação Portuguesa de Escritores e il Premio PEN per la narrativa.