Chiara Amar su “La pesatrice di perle di Laura Fusco (seconda ristampa)

Collana Chiara – Poesia italiana contemporanea
Laura Fusco, La pesatrice di perle
Prefazione di Itala Vivan

Con una nota critica di Maurizio Cucchi
Isbn 978-88-99274-10-8
, pp.98, € 12

È ispirata al mondo dell’arte come suggerisce il titolo La pesatrice di perle.

L’amore è l’unica realtà, talmente forte da resistere alla morte. Il resto è sogno. Vita e morte sono quinte, da traversare. Lo fanno gli spiriti e le donne del libro, in realtà forse sono una donna sola. Secondo la tecnica dei sogni le loro immagini si ripetono, identiche ma modificate, con scarti quasi subliminali. Oppure cambiano gli scenari e le epoche. Elsinore e il suo castello diventano un complesso residenziale ipertecnologico con telecamere che controllano i viali e la piscina.

Fil rouge è il personaggio dell’Ofelia dell’Amleto, rivisitato, e il mondo e l’immaginario degli artisti che impera: Vermeer, Bosch, Monet, Corot, Millais e tante donne dei loro quadri.

Originale e potente come nelle precedenti opere l’ispirazione della Fusco. Innescano grande fascino e trascinano la massa di rimandi al mondo dell’arte e le suggestioni mai univoche, che accosta felicemente, con fantasia e libertà spiazzanti. E entrano, in modo nuovo e prepotente, dichiarato o nascosto, il mondo dell’alchimia e Bosch, accanto a atmosfere neogotiche, o angeli e spiriti che fanno pensare a Rilke e Novalis, inglobati e restituiti però in modo sorprendente e “vergine”. Tutto è intenso e in continua mutazione, aperto a apparizioni che sconvolgono l’ordine acquisito per ricomporne uno in cui in cui ogni cosa esce dalla crisalide e diventa “illuminata” e irrepetibile, gli incontri come le emozioni, incandescenti e su cui il tempo non ha ragione.

La prima e l’ultima poesia, identiche e differenti, segnano i confini di questa catabasi magica e piena di vita, che ha la struttura cara alla poetessa della rapsodia. La scena e i personaggi rimangono, anzi tornano, ma alla fine del libro liberati dalla morte, quasi si può pensare a un risveglio.  Il mito permea tutto, ma come nelle precedenti opere la Fusco lo cala nell’“ordinario”, traspone personaggi e storie in paesaggi metropolitani, narra sentimenti e storie che appartengono al lettore e lo catturano, affronta le grandi domande ma con il suo stile visionario.

Chiara Amar