Claire Askew, Questo cambia le cose

Collana Guillemot – Poesia scozzese contemporanea
CLAIRE ASKEW, Questo cambia le cose
Traduzione di CHIARA DE LUCA
Prefazione di MASSIMO SANNELLI
ISBN: 978-88-96263-45-0

pp. 150, € 12

L’Istat parla chiaro: “L’età media della popolazione supera i 45 anni”. Si tratta della popolazione italiana, ovviamente. E “solo il 13,4% ha meno di 15 anni”. That’s all, folks? Ecco perché guardiamo Claire Askew come un banco di prova per certe convinzioni. Vediamo.

Claire è nata nel 1986, un anno prima che nascesse lo European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, per gli amici ERASMUS. Claire appartiene in pieno a questa generazione. E si vede. Si vede dall’aspetto di Claire? Dai tatuaggi o dal curriculum? Il corpo canta bene, sempre, ma nel libro ci sono solo i testi della mosca bianca, e nemmeno una fotografia.

Appartenere all’ERASMUS Generation significa due o tre cose: tutto è possibile – basta volerlo; tutto è conoscibile – basta volerlo; tutto è fattibile se è possibile – e basta volerlo. Sono abbastanza giovane per decifrare il suo linguaggio: un inglese molto anglosassone, con poche concessioni ai termini latini, con molto gergo. E sono abbastanza vecchio per sapere che ci fu l’ultima frangia di un mondo analogico: come per i genitori e per i nonni di Claire, in fondo. Parlo per me, ma con un io generico, che forse vale per molti coetanei, lettori di poesia, cresciuti con l’enciclopedia, senza Google.

Senza Rete la poesia di Claire non è difficile. È peggio: è un codice impenetrabile, per chi è diversamente giovane. Ma la Rete di Cosmopolis spiega tutto. Ecco: per Claire, Cosmopolis è la realtà e non è un’eccezione. Oggi una giovane studiosa come lei può avere tutta la cultura internazionale che Pasolini ammirò in Amelia Rosselli. Oggi tutto è Cosmopolis – basta volerlo sapere e vedere –, e nascere anglofoni aiuta. Se tutto è Cosmopolis, l’occhio culturale non distingue più tra un bar e un paesaggio classico, o tra un libro e il mondo. Non per edonismo e non per superficialità. È così e basta. È automatico. E Claire vive in questo automatismo: dove chi è più vecchio di lei si è adattato e ora gode. Il godimento dei vecchi è la velocità raggiunta, impensabile. Per il mondo ERASMUS la velocità è semplicemente un fatto.

Claire si può permettere tutto: la parola volgare – vedere per credere: sapete che cosa è un bouquet, oggi, in Gran Bretagna? – e i ritmi da ballata, le citazioni colte – sapete che Rescue Industry esce dall’antropologia di Laura María Agustín? – e un po’ di sano sesso ben scritto (tenete e temete la poesia su San Valentino). Claire scrive maledettamente bene ma l’idea di essere un poeta maledetto non la sfiora. Forse non ci saranno più le grandi Esemplari autodistruttive del grande Stile e della Confessione. Niente Plath, niente Sexton, niente Rosselli. Perché non contano più le domande senza risposta, per le quali si muore se si è troppo santi per vivere. Ora conta un altro fatto: tutto è possibile – conoscibile, godibile, dicibile – e tutto è qui, sul posto, attualmente su questo schermo, non prossimamente.

Claire coltiva il culto degli antenati. Ne ha tratto il materiale per dire qualcosa di suo. L’importante è dire, comunque, e stabilire strane e micidiali legioni di parole molto british. Claire ci osserva e ci mangia tutti. Dalla vetrina del bar sorride e prende. Siamo tutti esposti a lei. È molto vorace. In cambio, si fa leggere.

Massimo Sannelli

 

Dukkha

Shelter is the only really necessary thing.
Every creature has its burrow,
bolt hole, cave, its fist of twigs.
Just make it safe, a place
above the flood plain: shake
its sticks and slates to test
it can withstand a storm. That’s all.

That, and water somewhere near,
the good, clear kind that scrubs itself
clean through the stones and flows
all year without a freeze. Some fish.
Some trees. A nesting bird for eggs.
Some plants, a patch of dirt,
some basic tools. A shovel and a pan.

But then, your square of soil might spoil
its seeds. You’ll need blades, some kind
of beast to slug them through the mud
in rows. You’ll need to feed it
from your grain: this changes things.
You’ll need some cloth.
You’ll need to cut a bigger plot.

Now there must be hands to help:
more hands, more mouths.
The shelter shrinks, the feed bags thin,
you need a needle, thread, a pot,
a kiln, a cart. There must be
markets, good roads leading in.
You’ll need a lamp. You’ll need a gun.

You’ll need a coin. You’ll need
a tin to keep your coins inside.
You’ll need a man to guard the tin.
Give him your gun and get another.
Make your shelter taller, stronger.
Now you have an acre, need
an engine, need an engine shed.

Now fuel: a sticky, black-eyed well.
A slaughterhouse, a pit for rotting things,
incinerator, chimneys made of brick,
cement. Good rivets, chicken wire –
no, barbed. A guard. Electric current,
cashflow. Long flat cabins
for your hired hands. A bank.

The shelter must be strong,
the water pure. The soil must nurture
tall, true wheat, the hands work
till the yield is in. The lamp must strike,
the gun must kill its target cleanly.
This is all you want.
This is all that anyone wants.

 

Claire Askew

Dukkha

Un riparo è la sola cosa davvero necessaria.
Ogni creatura ha il suo rifugio,
la sua caverna, la sua manciata di rametti.
Fa’ solo in modo che sia sicuro, un luogo
al di sopra della golena: scuotine
legnetti e ardesia per testare
se regge alla tempesta. È tutto.

Questo, e acqua nelle vicinanze,
quella buona, limpida, che si striglia
per bene sulle rocce e che scorre
tutto l’anno senza gelare. Qualche pesce.
Qualche albero. Un uccello da nid o per le uova.
Qualche pianta, una pezza di terra,
qualche attrezzo base. Un badile e una conca.

Ma poi il tuo quadrato di terra potrebbe sprecare
i suoi semi. Ti serviranno vomeri, una qualche specie
di bestia per tracciare solchi
nel fango. Avrai bisogno di nutrirla
con i tuoi cereali: questo cambia le cose.
Ti servirà della stoffa.
Dovrai tagliare una pezza più grande.

Ora servono mani in aiuto:
più mani, più bocche.
Il riparo si restringe, tempo di vacche magre,
ti serve un ago, del filo, una pentola,
un forno, un carretto. Servono
mercati, strade buone che vi conducano.
Ti servirà una luce. Ti servirà un fucile.

Ti servirà una moneta. Ti servirà
un barattolo dove ficcare le tue monete.
Ti servirà un uomo di guardia al barattolo.
Dagli il tuo fucile e prendine un altro.
Rendi il tuo riparo più forte, più alto.
Ora hai un acro, serve
un motore, serve un capanno.

Ora carburante: un viscoso pozzo occhi-neri.
Un macello, un recinto per il marciume,
un inceneritore, camini fatti di mattoni,
cemento. Buoni rivetti, rete da pollaio –
no, filo spinato. Una guardia. Corrente,
flusso di cassa. Lunghe case prefabbricate
per le tue mani stipendiate. Una banca.

Il riparo deve essere forte,
l’acqua pura. Il suolo deve nutrire
alto grano verace, le mani lavorare
finché c’è raccolto. La luce deve funzionare,
il fucile deve falciare il bersaglio.
È tutto quello che vuoi.
È tutto quello che ognuno vuole.

 

Traduzione di Chiara De Luca

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