Adelaide Ricci, Il nome nuovo

Collana Chiara – Poesia italiana contemporanea
ADELAIDE RICCI, Il nome nuovo
Introduzione di VITTORIO COZZOLI

ISBN: 978-88-96263-46-7
126, € 12

Rari oggi risultano coloro che, vivendo in ‘Babilonia’, non dimenticano ‘Gerusalemme’ (perché questa, spiritualmente intendendo, non è solo questione che riguarda gli Ebrei in esilio, ma tutta un’umanità che sembra tornata prigioniera della disumanità, dopo aver tanto sognato la libertà e rinnovato la memoria di un vivere secondo giustizia).

È dunque qui che appare urgente un atteggiamento nuovo per distinguere poesia vecchia (per essersi fatta vecchia) e poesia nuova. Occorre prendere atto di quelle presenze, rare, che indicano una poesia che non deriva o dipende da una delle ideologie poetologiche di volta in volta dominanti, ma da una tribolata e nello stesso tempo gioiosa esperienza interiore.

È il caso della poesia di Adelaide Ricci, una poesia che oggi va ascoltata con particolare attenzione. E questo a partire dalla tensione che la governa: di natura spirituale prima che psicologica, cioè più attenta a far parlare il ‘nome nuovo’ che, come più spesso accade, i nomi inseriti in un contesto psicologico, sentimentale, umorale, ideologico, culturale, quasi che la storia di un poeta fosse la storia dei suoi sentimenti, dei suoi stati d’animo, delle sue emozioni.

Adelaide Ricci sa di non mettersi dalla parte dei più, ma da quella di chi «umillime» si dispone ad entrare nel numero dei «Voialtri pochi» (Pd. II,10). E lo fa con una coerenza stilistica dalla cifra, riconoscibile per la sua forma: ductus, sintassi e lessico, ritmo, posti al servizio non del proprio laboratorio retorico, ma di una ‘vocazione’ particolare, di un ascolto dei ‘nomi nuovi’ che, lungo la storia, vanno a guadagnare la vittoria sui nomi fattisi vecchi, consunti, i consueti, privati della loro luce segreta, la vivente.

Pare qui di leggere, nel suo insieme, un dramma liturgico, scritto non per esigenze devozionali, ma perché non ve ne è un altro più reale che dia la verità della storia, la personale e dell’umanità tutta. E Ricci, che conosce sia il lavoro dello storico che quello del poeta, è riuscita a farne una cosa sola.

Il segreto rapporto tra passato e presente, e tra questo presente ed il presente nuovo, è la sigla del libro.

dall’Introduzione di Vittorio Cozzoli

 

 

 Ci sono sei sezioni: la prima contiene dodici testi, la seconda tredici, la terza tredici, la quarta dodi­ci, la quinta dodici, la sesta dodici. Il totale è un numero pari di testi, diviso in un numero pari di sezioni. L’insieme contiene il numero 13 e il numero 12: il pari e il dispari.

I nomi sono molti: Abramo, Balaam, Davide, Elia, Geremia, Samuele, Barùc, Neemia, un cer­to Rocco col bordone (è san Rocco); Rita con la fiaccola (è santa Rita, circondata dalle Virtù); Saul, che è Sha’ùl, cioè san Paolo. E poi Martino, Colombano e Caterina d’Alessandria: i grandi santi di novembre. Cristoforo davanti all’acqua, cioè il santo traghettatore. Magdalena è María he kalouméne Magdalené. Tommaso: è l’apostolo o il santo d’Aquino? Non è chiaro. Domenico è il santo di agosto, il frate. E Bonifacio? Forse Bruno di Querfurt, monaco. E poi: la bambina Agnese, santa; l’eremita Romedio; i papi magni Gregorio e Leone. Ci sono re nell’arenaria: i Three Wisemen di Goblin Park? Non è chiaro. Altri nomi: il caro san Giuseppe; sant’Agostino; Giovanni il Battista; Veronica, santa (o è una pianta della famiglia delle Plantaginaceæ? Sì, forse è la pianta). E poi Vittorio: quale? Un santo, ancora. Forse. Tutti questi nomi propri sono immersi nel magma di altri nomi: di solito nomi naturali, come l’equiseto, l’assiolo, il cerro, l’abete.

Il libro si apre con una citazione da Luca, 10, nella traduzione della Nuova Riveduta 2006, edita dalla Société Biblique de Genève. Ogni sezione è aperta da una frase biblica: Genesi, Genesi, Genesi, Giudici, Apocalisse, Ecclesiaste. Dalla penultima citazione – Apocalisse, 2, 17 – viene il titolo dell’insieme. La leggiamo e la riconosciamo: è il messaggio alla Chiesa di Pergamo, nella traduzione della Bibbia di Gerusalemme. E ora la mente scatta. C’è un imprevisto, come nel numero asimmetrico di poesie: l’esergo e cinque citazioni su sei vengono dalla Nuova Riveduta, che è di matrice protestante. La penultima citazione esce dalla Bibbia di Gerusalemme, di area cattolica. Forse Ricci ha preferito sei volte un suono, e la settima volta un altro suono. Forse. Oppure? Oppure un dialogo implicito tra cristani. Oppure l’asimmetria, voluta: per non creare troppa perfezione. È come l’asimmetria dei numeri: si vede, ma non si capisce. E così il libro si lascia leggere, nei suoi testi. E nello stesso tempo è un enigma, nella sua forma: con simmetrie e asimmetrie prestabilite e razionali. Tutto questo non si spiega, ma è visibile, come un dato puro. Il dato si mostra, perché c’è. E poi? Poi il lettore scoprirà la grazia di non capire tutto. Il dato non si interpreta. Non è un libro di enigmistica, nei suoi testi. Nella forma è come un atto mandalico, cristianissimo. È un Enigma, e l’Enigma non si decifra. Contemplarlo ci basta. Siamo qui, noi e la nostra “ignoranza luminosa”.

Massimo Sannelli

 

Adelaide Ricci. Medievista, docente universitario, ha pubblicato numerosi saggi e alcuni volumi.
È direttore artistico dell’ensemble musico-teatrale PerIncantamento, da lei fondato nel 2003.
In poesia sono a stampa la raccolta Nenie dell’aria (Linograf, Cremona 2006), Di terra e di luogo (in «Strenna dell’ADAFA», XLVI, 2007), E la vita che viene (Fara, Rimini 2014).