A.A. V.V., Come una statua nella nebbia dell’epica. Sull’opera di Francesco Benozzo

COLLANA SGUARDI – SAGGISTICA
A.A. V.V., Come una statua nella nebbia dell’epica. Sull’opera di Francesco Benozzo
ISBN: 978-88-99274-47-4

pp. 160, € 12
Testi di: A. Andreotti, C. De Luca, G. Ferrara, A. Piras,
D. Meldolesi, A. Missiroli, M. Sannelli, E. Santoli, S. Tardino

Questo libro è la classica scommessa: prendere o lasciare. La scommessa è per il lettore, prima di tutto, ma questo è ovvio: ogni libro è una scommessa, perché o piace o non piace.
In questo caso la scommessa è editoriale e culturale, e si porta molto avanti nel futuro.
Vediamo: c’è il classico poëta doctus che è anche performer, si chiama Francesco Benozzo e dice cose strane e forti. Per esempio crede che il poeta sia il “gioiello dei diademi del cielo”. Oppure ammira Giosue Carducci e venera Ceccardo Roccatagliata Ceccardi. Non il Carducci accademico, e nemmeno quello trionfale; ma forse più il personaggio-Carducci che il poeta, e il personaggio-Carducci è fieramente selvatico – e selvaticamente fiero. Ceccardi è amato per la stessa irriducibilità. Quindi niente Leopardi, niente Campana e soprattutto niente d’Annunzio; in generale nessuna tensione religiosa, neanche per antifrasi. Neanche per esaltare “Nessun Dio”, come Campana. In ogni caso per Benozzo il Novecento non esiste. E la sua ammirazione per i fauni della poesia è anche un posizionamento. In realtà è un’esclusione: di sé rispetto ad altri modelli – non riconosciuti come modelli – e degli altri rispetto a sé, autoriconosciuto come diverso e singolo.
Ora viene la scommessa. C’è un autore doctus e performer, che agisce nella singolarità. Benozzo la pratica e la esibisce. Ma la singolarità ha un difetto: per eliminarla non serve una pianificazione troppo rigorosa e continuativa. Il pezzo unico può essere eliminato, e proprio perché è unico la sua eliminazione non deve essere replicata.
L’unico è insostituibile. Oppure si può emarginare l’unico; e proprio perché è un pezzo unico non sarà molto rimpianto, e non sarà sostituito. Ma il pezzo unico ha anche un pregio. Il pregio è la sua stessa unicità, cioè il principio che lo rende anche vulnerabile. Se la singolarità appare e si impone, emargina il contesto, che non è singolarità ma gruppo, società, magma, gente.
Kolibris pubblica Benozzo da qualche anno: così scommette sul pregio della singolarità, e fa un po’ di giusti scongiuri contro il difetto. Ora esce questo libro, che è composito: Benozzo parla in un diadema di interviste urticanti, ma soprattutto si parla di lui. E se ne parla nei modi più diversi.
Anche troppo diversi, con diversi gradi di ammirazione e di enfasi. Il libro mostra più reazioni ad un autore che – come uomo dello spettacolo – è anche, volente o nolente, un personaggio.
Che cosa sarà di Benozzo, domani? Un accademico, un profeta, un vincitore del Nobel, una luce, uno sconosciuto, un errore? Non lo sappiamo. La singolarità esposta è sempre misteriosa. In realtà sono misteriose anche le ragioni profonde di un isolamento e di una singolarità. Ma il dubbio è un piacere, come lo è un po’ di rischio. Così si torna all’idea del gioco: da qui ad un tempo che non si vede.

Massimo Sannelli