Paula Meehan, Geomantico

COLLANA SNÁTHAID MHÓR – Poesia irlandese contemporanea
PAULA MEEHAN, Geomantico
Traduzione di Chiara De Luca

Prefazione di Massimo Sannelli
pp. 178, € 12

Se Irma Brandeis nasce giovane e Montale nasce vecchio, che cosa possiamo farci? Niente. Le loro fotografie sono spietate e anche la nostra fisiognomica è spietata. Non c’è problema: il nostro bisogno di assoluto si consola con una foto su due.

Irma scrive che non sopporta più la vita grottesca e antieroica del loro rapporto. Il rischio di essere grotteschi e antieroici è sempre in agguato, quando si entra in una relazione, soprattutto di sentimenti. Voi mi capite e ricordate Pavese: “Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla”. Allora il problema è come non essere grotteschi e antieroici. Un problema nel problema è come non imporre il grottesco e l’antieroico agli altri.

Paula Meehan ci insegna una piccola strategia. Usare tutto, visibilmente, e convocare tutti, sempre visibilmente: dire B-side, Bar-god, melter e anche fucking, ma poi santificare la Luna e chi firmò la proclamazione dell’indipendenza nel 1916. Sono invitati Dante (fated course), Blake (chartered streets), Kipling (coming out in the wash), Yeats (bee-loud glade), MacNeice (The Island), Hoffmann e Reid (Long Night’s Journey Into Day), Houston Baker (mastery of form), i Beatles (The Long and Winding Road) e Simon & Garfunkel (The Moon Rose Over an Open Field).

Definire è vile, perché ogni detto critico si potrà sempre dire in un altro modo. La definizione più semplice sarà questa, fino a prova contraria: mosaico, lullaby e virtuosismo, tutto insieme.

Ma è un virtuosismo da strega enigmista, con il grimorio in mano e gli occhi sulle stelle, gli steli di achillea, i gesti della geomante e del Taijiquan. È un esoterismo visibile, che vuole essere visto.

Ma la ninna nanna è cantata a bambini che non ci sono più: prima di tutto la stessa Meehan, quando era bambina. È un infantilismo controllato, che vuole essere visto.

Ma il mosaico è un omaggio implicito ai grandi e ad un po’ di Accademia. È implicito ma si capisce; e anche questo omaggio è fatto per essere visto, per forza.

C’è anche altro da vedere. Ci sono 81 testi e ogni testo ha 9 versi. Totale 729 versi, e 729  è il cubo di 9. Meehan chiama le Muse o i cori angelici? Oppure pensa che la nona lettera dell’alfabeto è uguale al pronome personale inglese di prima persona? Non si capisce, ma c’è qualcosa da vedere, di nuovo. E anche la numerologia fa parte del trittico: mosaico, lullaby, virtuosismo.

Come si traduce tutto questo? Bisogna trovare una misura composita e attribuirsela ex novo: cultura e ornato, gioco e rima, e se non sarà rima sarà assonanza o consonanza, e chi vivrà vedrà. Ma quando la misura si è trovata, allora non c’è pianto e non c’è stridore. Italianizzare i giochi è sempre una sfida e il virtuosismo dei traduttori non è molto onorato, per ora. Intanto evitiamo il grottesco e l’antieroismo, e non è poco. Meehan ci aiuta a non scherzare con il fuoco, quando proviamo a mediare tra umanesimo e magia. Cioè tra l’Accademia e la Femmina.

Massimo Sannelli

The Last Lesson

Romantic, geomantic, antic:
the small green fields, the earth from above,
the autumn hedgerows, turning, turning,
turned with winter’s white and black magic
into hieroglyphs of mortal love
signaling heaven with our yearning.
The frail glider suddenly mythic
is stopped a moment as if to prove
the craft is lighter than the learning.

L’ultima lezione

Romantico, geomantico, bislacco:
i piccoli campi verdi, la terra dall’alto,
mutano, mutano, le siepi autunnali
mutate con magia nera e bianca invernale
in geroglifici d’amore mortale
per indicare il cielo con le nostre brame.
Il fragile aliante ad un tratto mitico
è fermato un momento come prova
che l’arte è più leggera della scuola.