Ana Martins Marques, La vita sottomarina

COLLANA BRASILIANA
Ana Martins Marques, La vita sottomarina
Prefazione di Michele Nigro
ISBN: 978-88-99274-55-9
pp. 270 € 12

Ana Martins Marques offre al lettore ‘disegnini’, ‘schizzi’ quando non scherzi, frammenti, tracce di un diario poetico, prose poetiche, memorie, giochi a puntate, assiomi indiscutibili, tutorial sulle azioni più naturali, “sforzi di dizionario”, rivisitazioni mitologiche ad uso privato, versi apparentemente semplici, mai didascalie anche quando sembra spiegare e spiegarsi; insiste, soprattutto nella prima parte, nell’uso della parola poesia, non per convincersi (o convincerci) bensì per evocarla nella sua funzione balsamica e riparatrice: un mantra brasiliano. Ogni tanto ricompare un lui, presente nella sua assenza; e il mare (difficile da dipingere), compagno poeta ed elemento primario (“si percepisce / la presenza inquietante del mare”, Nella notte): senza il quale non ci sarebbe vita (neanche quella sottomarina).
A rafforzare quest’epica personale e, solo per un attimo, non più popolare e continentale, una nomenclatura naturalistica che sfiora quella del Canto General (e di altre opere) del poeta sudamericano Pablo Neruda: i nomi delle piante, i pesci e i molluschi, le alghe, l’enumerazione delle creature, una succulenta zoologia e una botanica puntuale che accompagnano le vicende personali; si passa da un inventario casalingo e intimo a uno universale, biologicamente pubblico e non meno intimo: anche il creato sembra raccontare di noi; la terra della poetessa irrompe nei versi con i suoi colori e le indispensabili sfumature, le sue piante e i frutti esotici, i fiori dipinti, certi strani animali cucinati, mangiati o amati, scaduti e mai dimenticati. Alla fine di un amore si rilevano tracce di passione nelle cose di tutti i giorni, briciole esistenziali; il corpo stesso racconta e raccoglie i segni dell’esistere. Dai gesti quotidiani e dagli oggetti ad essi collegati, usando questi come passe-partout, si cede il passo alla cristallizzazione di verità universali, o almeno all’accettazione consapevole di ciò che abita in noi, nel nostro universo. I pensieri sottomarini riemergono dagli abissi oceanici dell’anima aggrappandosi alle innumerevoli boe del consueto, altrimenti resterebbero inespressi e sommersi. E in molti casi devono continuare a essere ricoperti dalle acque dell’indicibile: non per pudore o voglia di mistero, ma semplicemente perché è giusto e naturale per un poeta “perdersi per sempre / nello splendore della vita / sottomarina.”

(Dalla prefazione di Michele Nigro)