Il lambrusco è nato grazie allo champagne

Il lambrusco è nato grazie allo champagne

Un libro di Fabio Bonvicini e Francesco Benozzo rivela le origini del vino emiliano: l’idea partì dal «medico dei matti» Antonio Galloni

Di Lara Maria Ferrai

Da questa parte un vino rosso frizzante e da compagnia. Oltralpe, il pregiato Champagne. Che cosa li lega? Il sogno di Antonio Galloni di diffondere, nel lontano Ottocento, la coltivazione del Lambrusco in tutto il nostro territorio, uscendo dalle fattorie per metterlo a produzione e arricchire la gente del posto. Prendendo a ispirazione l’illustre modello transalpino. Una storia originalissima e vera, riportata nel libro Lambrusco & Champagne di Fabio Bonvicini e Francesco Benozzo, appena pubblicato da Corsiero, che oggi alla Casa delle Storie di Reggio i due autori, ottimi musicisti, presenteranno in forma di concerto e in prima assoluta, nell’ambito della rassegna SHOW a cura del Teatro dell’Orsa. Ma chi è Antonio Galloni? Un ‘medico dei matti’, si diceva un tempo, a cui venne in mente di fare del Lambrusco il vino dell’Emilia. Nel 1821, anno in cui venne istituito il San Lazzaro, uno dei più importanti manicomi dell’epoca, Galloni ne diventa illuminato direttore fino al 1855, anno della scomparsa. Nel frattempo, il dottore avanzava alla Società agraria reggiana la suggestiva proposta di fare del Lambrusco il vino della regione, allo scopo di ottenere un prodotto adatto all’esportazione.

Bonvicini, come avete recuperato questa storia?

«Ne venni a conoscenza nel 1995, quando ebbi l’incarico dall’Università di Bologna, dove studiavo, di fare una ricerca negli archivi di San Lazzaro per scoprire gli scritti di Galloni. Peccato che non avesse lasciato scritti, perché era un medico totalmente dedito all’attività con i malati. A un certo punto spuntò questa relazione alla società agraria, nella quale si diceva che nella provincia di Reggio c’era un eccesso di malattia mentale e una delle cause era da imputare all’abuso di alcool. Di vino soprattutto. Ai tempi i vini non si potevano commercializzare perché erano vini del contadino, perciò soggetti alla bontà o meno del periodo».

Fu così che entrò in gioco lo champagne…

«Galloni si recava spesso in Francia, dove c’era la più grande scuola di psichiatria dell’Ottocento, ed è in quella occasione che i colleghi gli fecero conoscere lo Champagne “un vino sempre perfetto”, osservò Galloni, che ne studiò il metodo di esportazione e decise che noi dovevamo piano piano piantumare tutta la provincia di Reggio con un unico vitigno riconoscibile. «Dal primo assaggio – disse Galloni – i miei colleghi volevano d’ora innanzi sempre bere Lambrusco». Fu da quel momento che divenne un vino commerciabile, che permetteva di variare l’alimentazione e rendere più ricchi i contadini. Nell’idea visionaria di Galloni, oltre ad arginare il crescente numero di persone affette da pazzia a causa di un eccessivo consumo di vini di diversa varietà, questa operazione avrebbe dovuto creare una bevanda alcolica in grado di competere con i pregiati vini d’Oltralpe. Sarebbero stati tutti un po’ più ricchi, un po’ meno ubriachi e un po’ meno matti».

Prenotazioni: orsa@teatrodell’orsa.com; 351 5482101