João Luís Barreto Guimarães, Tu sei qui, febbraio 2020

Collana Beija-flor – Poesia portoghese contemporanea
João Luís Barreto Guimarães, Tu sei qui
Traduzione di Chiara De Luca
Prefazione di Stefano Serri
ISBN: 978-88-99274-68-9
Pp. 120, € 12

Senza ringhiere: se voglio essere un artista dovrò saper stare sul parapetto del mondo, ingoiare le vertigini, scegliere le altezze adatte a me, cioè un po’ più su di quelle adatte a me: altezze che, se dovessi cadere, non risolverò a mio favore con qualche torsione, destreggiandomi in esercizi di riequilibrio o di atterraggio su quattro zampe.
Eppure, esistono poeti delle ringhiere. Non sono quelli che si appoggiano alle inferriate forgiate da altri per mettersi a sentenziare e concionare, né quelli sempre in cerca di stampelle graziosamente decorative o di lisci corrimano: quelli, cioè, che a ogni pianerottolo concedono con calma un’intervista per il merito di avere fatto, si è no, una ventina di gradini appena.
[…]
Sanno quanto fiato hanno. Piuttosto che impiegarlo per dimostrazioni di forza o per superare i record stabiliti da altri, lo tengono, il fiato, e lo incanalano in un sussurrare più umano, intimo e civile, per raccontarvi, di quel palazzo dove sostano, i tappetini e le vetrate, la cantina e la tegola sbreccata. Sono poeti che a volte parlano nell’ora in cui dormono tutti, ma non vi svegliano con urla, né infastidiscono con la chiacchiera: al massimo, un po’ di quel loro fiato vi s’infila nel sogno. Sono poeti che, da quella ringhiera, vi salutano per nome e promettono di ritrovarsi il giorno dopo, e fanno poesie persistenti come gli odori (buoni o no) delle case.
I poeti delle ringhiere non hanno paura di salire, lo dobbiamo ricordare, ma riescono a inseguire, anche fermi sul gradino, la coraggiosa bellezza di un canto orizzontale.

Domestico, se per casa intendiamo il mondo, intento a parlare da un balcone all’altro, con in mano forse una mappa o una cartolina, João Luís Barreto Guimarães è un poeta che, mentre viaggia, attraversa. Non passa oltre, non considera i paesaggi da lontano con volo d’uccello o sguardo d’insieme: sosta nei bordi, si accorge che, sì, anche lì, anche in quella città, in quel Museo, anche lì lui c’entra qualcosa, ha qualcosa da intrecciare con la statua, la strada, la storia. Lo sguardo sulle cose vicine è un’avventura. Accorgersi, è capire. L’attenzione, il miracolo irripetibile di ognuno.

Dalla prefazione di Stefano Serri