Stefano Serri, Cerco casa

Collana Chiara – Poesia italiana contemporanea
Stefano Serri, Cerco casa
Prefazione di Chiara De Luca
ISBN: 978-88-99274-69-6
Pp. 166, € 12

Nella sua intensa prefazione a Tu sei qui di João Luís Barreto Guimarães, che è anche una dichiarazione di poetica, Stefano Serri ha introdotto la splendida immagine dei “poeti delle ringhiere”, quelli che si sporgono coraggiosamente, mirando a un volo sempre un po’ più alto di quello che permetterebbe loro il fiato che hanno in corpo. Senza freno, senza la paura di cadere. Sono i seguaci dello sguardo, sempre pronti ad accogliere la visione ovunque si manifesti. Tutto per Stefano Serri è poetizzabile, ogni cosa del mondo gli parla in una lingua segreta che solo l’esperanto della poesia può codificare. Serri è un poeta vero, perché lo è sempre. Non esiste netta demarcazione tra la sua professione di infermiere e il mestiere di scrivere. Il linguaggio è un corpo di cui il poeta si prende cura a ogni istante nel turno di notte del suo laboratorio. Serri è lettore, traduttore e scrittore prolifico, ma non c’è ombra di approssimazione in nulla di quello che esce dalla sua penna, nulla di forzato oppure occasionale. Che parli di politica o natura, di Aldo Moro, o Liu Xiaobo, che si soffermi su piccoli oggetti del quotidiano o su eventi e volti dell’infanzia, che descriva il consueto della sua terra natale o la sorpresa di quelle visitate da viaggiatore, la scrittura di Serri è impegno, che presuppone un’attenzione maniacale alla scelta delle singole parole, la costante ricerca di una partitura, che la sua poesia segue fedele, disegnano una inconfondibile musica nell’aria. Ogni verso è compiuto e tende all’equilibrio di una irraggiungibile perfezione, quell’orizzonte cui tende lo sguardo al di là della ringhiera che frena ma non ferma il volo. Ogni libro di Stefano Serri sottende un progetto ambizioso, portato avanti in modo puntuale e rigoroso. Nessuno è una “raccolta” di poesia. Ognuno è un discorso rivolto con fiducia al lettore e un dialogo tra qui e l’altrove: tutto quello che passando in fretta non si vede, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande. Che sia dietro al microscopio o al cannocchiale, lo sguardo del poeta è tutto teso a nominare: ospitare nel linguaggio le cose. La casa ha fondamenta solide radicate nella tradizione, ma non presenta elementi standard di design. Basteranno il tempo e la memoria, la luce, l’aria e l’energia del vento del discorso. Sarà il poeta ad adornarla con grazia e semplicità di oggetti che raccontano il suo occupante agli ospiti e ai randagi che passano con occhi sinceri sulla strada. Lì potranno sfogliare gli album di fotografie che ritraggono le grandi opere dell’Umano e il suo personale santuario, l’orrore e la meraviglia della Storia, le mani della nonna e le fughe di bambino. Lì potranno ascoltare la musica del verso, l’armonia che ci sorprende nel quotidiano e il silenzio altisonante della neve. La casa che abita il poeta non gli appartiene. È di chi decide di bussare, di chi legge con sorpresa sulla cassetta della posta il proprio nome, e sceglie di entrare a piedi nudi ad ascoltare. Nello scrivere il poeta ha già fatto la sua parte, ha preparato le cibarie e il ristoro per lo sconosciuto pellegrino di cui le sue parole si prenderanno cura con la stessa attenzione con cui il poeta ha reso loro nome.

 Chiara De Luca

In his intense preface to João Luís Barreto Guimarães’ Tu sei qui, which is also a statement of poetics, Stefano Serri introduces a splendid image, that of “balcony poets” who lean out bravely, gazing at a flight that is always a bit higher than the one that would allow them the breath they have in their bodies. No slowing down, no fear of falling. These are followers of the gaze, always ready to welcome the vision wherever it appears. For Stefano Serri, everything can be poeticized, everything in the world speaks to him in a secret tongue that only the Esperanto of poetry can codify. Serri is a real poet, because he is always a poet. There is no clear borderline between his profession as a nurse and his vocation as a writer. Language is a body that a poet takes care of at his work place at every minute during night shift. Serri is a reader, translator and a prolific writer, but there are no shades of approximation in anything that comes out of his pen, nothing forced, nothing chancy. Whether he is talking about politics or nature, about Aldo Moro or Liu Xiaobo, whether he is dwelling on small everyday objects or childhood events and faces, or describing the customs of his native land or the surprises in places he visits when travelling, Serri’s writing has a diligence that comes from the obsessive attention he pays to the choice of each individual word, a constant search for a lyrical score that his poetry follows faithfully; all creating unmistakeable music in the air. Each line is faultless, reaching out towards the balance of unattainable perfection, the horizon towards which the eye gazes beyond the balcony, that slows but does not stop the flight. Every book by Stefano Serri is like a pillar supporting a highly ambitious project that he pursues with rigorous precision. Not one of them is a collection of poems. Each is a speech directed with complete trust at the reader and a dialogue between here and somewhere else, everything from the infinitely large to the infinitely small that rushes by and is not seen. Whether the poet’s eye is behind the microscope or the telescope, it is fixated on naming things, enshrining them in language. The house has solid foundations rooted in tradition but does not have standard design elements. Time and memory will be enough, the light, air and energy in the wind of the discourse. It will be the poet who adorns it with grace and the simplicity of objects that tell guests, as well as vagrants walking by on the street with sincere eyes, of the person who lives there. There they can leaf through photo albums that portray the great works of the Human Being and his personal sanctuary, the horrors and marvels of History, granny’s hands and baby’s getaways. There they can listen to the music of the lines, the surprising harmony in the everyday and the sonorous silence of the snow. The house where the poet lives does not belong to him but to the person who decides to knock at the door, who is surprised to see his or her own name on the mailbox, and who chooses to step in barefoot to listen. Simply by writing, the poet has done his bit, has prepared the food and the comfort for the unknown pilgrim his words will take care of with the same attention with which he, the poet, has given them a name.

 Chiara De Luca
Translated by Gray Sutherland