Yannis Livadas, La Chope Daguerre

Collana Phoenix – Poesia greca
Yannis Livadas, La Chope Daguerre
Traduzione e prefazione di Stefano Serri
Con uno scritto dell’Autore
ISBN: 978-88-99274-73-3
Pp. 76, € 12

Se un poeta parla a un muro o a una finestra, indaga il passato che là dietro si è svolto, anche in sua assenza, e allo stesso tempo interroga il futuro. La Chope Daguerre di Yannis Livadas è un lungo dialogo con muraglie ininterrotte di numeri civici, pubblicità e necrologi, tra rari spiazzi dove bighellonare in cerca di occasioni. Non abbiamo poesie, ma un discorso: gli spazi bianchi, respiri più lunghi, sono pause per bere o per ruotare la cartina del racconto. Più volte ci troviamo a sbattere contro un muro del pianto, la stanza di un amico morto. S’affaccia una donna, tra impalcature e bottiglie vuote. Affiorano personaggi secondari, dal flusso di questa odissea urbana, brevi assoli come nel jazz che tanto è caro a Livadas, insieme ai beat e a Blaise Cendrars, viaggiatore inusuale, poeta delle intermittenze. E questo poema è un neon che a intermittenza illumina la città, in un continuo altalenare di luce/buio: buio che azzera l’occhio stipato di incontri, luce che mostra, improvvisa a inclemente, il vuoto (ma era bello, in quel lasso infinitesimo di oscuro, sperare). Intermittenti sono i poeti, che possono impiegare cento versi per dartene uno vero, o che mettono l’opaco su parole troppo chiare e aguzze. Intermittenti tutti noi, accesi/spenti, senza credere definitivo alcun interruttore, che sia una donna, un amico, la morte. Accesi, spenti, e accesi nuovamente.

Stefano Serri

Il tema principale de La chope Daguerre è l’equilibrio tra la durezza del patrimonio intellettuale e poetico e la chiamata alla creazione sotto il peso del caos personale. La presenza di Blaice Cendrars nel poema rappresenta l’eredità, tutto il resto fa parte della lotta di un poeta oggi. Il linguaggio poetico induce a sé un’implosione che rivaluta la posizione, l’intelletto e il carattere dell’individuo. Cioè, la creazione prende il sopravvento e lascia da parte il famoso riconoscimento della poesia: la questione di questa sintesi poetica è la creazione secondo il modo in cui non si può fare.

Yannis Livadas

Yannis Livadas (1969) è un poeta greco. È anche saggista e traduttore di letteratura americana moderna e post-moderna, e di haiku. È critico militante di arte e letteratura su riviste letterarie. Nel 1993 progetta il «sonetto composito», che dà per la prima volta alle stampe nel 2007. Una parte importante della sua poesia affonda le radici nella tradizione del jazz d’avanguardia e Livadas compone diverse poesie basate sull’improvvisazione jazz. Dal 2008 ha introdotto l’idea dell’«antimetatemesi organica» (inversione dell’antitesi organica), la poesia trasposizionale creata dall’indefinizione graduale delle nozioni e dal confronto sintattico. Sue poesie e saggi sono apparsi in dieci lingue su riviste di poesia e riviste letterarie in tutto il mondo. Vive a Parigi.

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