Come una statua nella nebbia dell’epica. Sull’opera di Francesco Benozzo (In uscita)

Collana Sguardi – Saggistica
Come una statua nella nebbia dell’epica. Sull’opera di Francesco Benozzo
Scritti di Angelo Andreotti, Chiara De Luca, Giuseppe Ferrara, Andrea Piras, Davide Meldolesi, Aldo Missiroli, Massimo Sannelli, Eugenio Santoli, Sarah Tardino

pp. 160, € 12
ISBN: 978-88-96263-49-8

Questo libro è la classica scommessa: prendere o lasciare. La scommessa è per il lettore, prima di tutto, ma questo è ovvio: ogni libro è una scommessa, perché o piace o non piace.

In questo caso la scommessa è editoriale e culturale, e si porta molto avanti nel futuro. Vediamo: c’è il classico poëta doctus che è anche performer, si chiama Francesco Benozzo e dice cose strane e forti. Per esempio crede che il poeta sia il “gioiello dei diademi del cielo”. Oppure ammira Giosue Carducci e venera Ceccardo Roccatagliata Ceccardi. Non il Carducci accademico, e nemmeno quello trionfale; ma forse più il personaggio-Carducci che il poeta, e il personaggio-Carducci è fieramente selvatico – e selvaticamente fiero. Ceccardi è amato per la stessa irriducibilità. Quindi niente Leopardi, niente Campana e soprattutto niente d’Annunzio; in generale nessuna tensione religiosa, neanche per antifrasi. Neanche per esaltare “Nessun Dio”, come Campana. In ogni caso per Benozzo il Novecento non esiste. E la sua ammirazione per i fauni della poesia è anche un posizionamento. In realtà è un’esclusione: di sé rispetto ad altri modelli – non riconosciuti come modelli – e degli altri rispetto a sé, autoriconosciuto come diverso e singolo.

Ora viene la scommessa. C’è un autore doctus e performer, che agisce nella singolarità. Benozzo la pratica e la esibisce. Ma la singolarità ha un difetto: per eliminarla non serve una pianificazione troppo rigorosa e continuativa. Il pezzo unico può essere eliminato, e proprio perché è unico la sua eliminazione non deve essere replicata. L’unico è insostituibile. Oppure si può emarginare l’unico; e proprio perché è un pezzo unico non sarà molto rimpianto, e non sarà sostituito. Ma il pezzo unico ha anche un pregio. Il pregio è la sua stessa unicità, cioè il principio che lo rende anche vulnerabile. Se la singolarità appare e si impone, emargina il contesto, che non è singolarità ma gruppo, società, magma, gente.

Kolibris pubblica Benozzo da qualche anno: così scommette sul pregio della singolarità, e fa un po’ di giusti scongiuri contro il difetto. Ora esce questo libro, che è composito: Benozzo parla in un diadema di interviste urticanti, ma soprattutto si parla di lui. E se ne parla nei modi più diversi. Anche troppo diversi, con diversi gradi di ammirazione e di enfasi. Il libro mostra più reazioni ad un autore che – come uomo dello spettacolo – è anche, volente o nolente, un personaggio.

Che cosa sarà di Benozzo, domani? Un accademico, un profeta, un vincitore del Nobel, una luce, uno sconosciuto, un errore? Non lo sappiamo. La singolarità esposta è sempre misteriosa. In realtà sono misteriose anche le ragioni profonde di un isolamento e di una singolarità. Ma il dubbio è un piacere, come lo è un po’ di rischio. Così si torna all’idea del gioco: da qui ad un tempo che non si vede.

 

Massimo Sannelli