Pat Boran, Un’infanzia irlandese

COLLANA ANTRACITE – NARRATIVA
Pat Boran, Un’infanzia irlandese
Edizioni Kolibris, dicembre 2019
Traduzione e introduzione di Chiara De Luca
ISBN: 978-88-99274-60-3
Pp. 362, € 15

In Un’infanzia irlandese Pat Boran ripercorre la propria infanzia nella piccola città di Portlaoise, dove vive assieme ai genitori, a due fratelli e due sorelle, tra gli spifferi e le volute irregolari della grande casa di Main Street. Con un andamento fluviale ed inclusivo e il nitore dello sguardo visionario del poeta, in uno stile screziato di ironia sottile e venato di nostalgia dolente, Boran racconta la storia della sua famiglia, che s’intreccia con quella di un’intera generazione, nel contesto di un’Irlanda in trasformazione, al suo ingresso nella modernità. Pur ammettendo la fallibilità della memoria e la potenza della suggestione, Boran rifugge gli espedienti narrativi propri dell’autofiction, optando per la fedeltà del memoir. Con la precisione e l’esattezza del cronista, il poeta ricostruisce gli eventi e le situazioni in modo straordinariamente dettagliato, basandosi sui propri ricordi degli eventi e sui racconti delle persone che li hanno vissuti con lui, o accanto a lui. I protagonisti principali sono i membri della famiglia Boran e gli abitanti di Portlaoise, gli amici e i conoscenti, i parenti vicini e quelli ritrovati, i cari estinti, sempre presenti nel ricordo, e tutta una serie di personaggi, più o meno improbabili – o apparentemente marginali – cui la narrazione restituisce dignità poetica e grandezza umana, senza dimenticare i matti, gli strambi, i passanti e i supereroi che ogni piccolo centro celebra, riconosce, o teme. Ognuno di loro è descritto con tratti vividi e con l’affetto che contribuisce a renderli tanto più reali, presenti.
Un’infanzia irlandese si compone di una serie di quadri, mediamente brevi, ciascuno dei quali è strutturato come una short story. La successione dei quadri compone il disegno di un romanzo di formazione, in cui seguiamo la crescita del piccolo Pat fin dalla culla, passando per l’adolescenza, per arrivare nell’età adulta, accorgendoci soltanto in quel momento di avere compiuto un viaggio a ritroso in un passato ormai dissolto. Perché abbiamo assistito all’avvento della modernità in presa diretta, con gli occhi spalancati di un bambino, dibattuto tra curiosità e paura di fronte a tutti quei giocattoli nuovi: la prima TV in bianco e nero, che dava sempre l’impressione di poter esplodere da un momento all’altro; il primo semaforo cittadino, apparso in alto nel buio all’improvviso; la “luce eterna” non troppo eterna delle prime torce elettriche; il primo frigorifero, che sostituisce la vecchia cassaforte vittoriana in precedenza usata come “reparto freddo”; la pseudo televisione a colori, ancora più desiderio che realtà. E poi gli scioperi degli anni Settanta, gli albori della Rivoluzione, la penuria elettrica che si trasforma in un attesissimo viaggio nel Medio Evo, dove sfruttare la propria passione per le candele (e rischiare di bruciare la casa da cima a fondo). Il tutto intrecciato con flash back su un passato distante, in cui il narratore scava per ritrovare le proprie radici, tra indizi, coincidenze, misteri, curiose analogie, rivelazioni. Noi lettori seguiamo il piccolo poeta nei suoi voli: appeso alla corda del campanile della chiesa, dove ha accettato di fare il chierichetto soltanto per poter guardare all’interno della prigione dall’alto della torre campanaria; seduto all’amazzone sulla bicicletta, tra discese, sgommate e cadute; carponi sotto una pioggia di proiettili di torba nel grande giardino sul retro della casa in Main Street, durante la guerra contro i ‘nemici’. Seguiamo i bambini nelle loro scorribande, tra ingenuità, guai e pasticci, fino ai turbamenti dell’adolescenza, fino alle prime separazioni e alle prime sofferenze amorose. Ritroviamo in un’infanzia irlandese l’Infanzia di tutti come un luogo fuori dallo spazio e dal tempo, paese della fantasia e dell’invenzione, della visione e della proiezione, patria della poesia.

Chiara De Luca