Francesco Benozzo, Máelvarstal

Collana Lady-Bird – Poesia italiana in traduzione
Francesco Benozzo, Máelvarstal
Poema della creazione dei mondi/Poem of the Creation of the Worlds
Traduzione di Gray Sutherland/Translated by Gray Sutherland
ISBN: 978-88-99274-70-2
Pp. 74, € 10

Il Máelvrastal è un poema cosmogonico che racconta la nascita dell’universo 14 miliardi di anni fa, in un dialogo sorprendente tra le cosmologie scientifiche esplorate dall’astrofisica degli ultimi vent’anni, i canti orali delle comunità a interesse etnografico e i testi epico-mitologici antichi. In questo poema Benozzo, che qualcuno ha definito «l’Omero della contemporaneità», affronta una sfida che non era mai stata tentata da nessun poeta antico o moderno prima di lui: una narrazione del caos primigenio in cui materia-energia e spazio-tempo si formarono, in una vertigine poetica in cui viene spazzato via ogni possibile orizzonte umano e terrestre.

José Castello Branco

 

Máelvrastal is a cosmogonic poem that tells of the birth of the universe fourteen billion years ago, in an astonishing dialogue between the science-based cosmologies explored by astrophysics in the last twenty years, the orally transmitted songs of ethnographic communities, and ancient mythological epic texts. In this poem, Benozzo, whom someone recently described as today’s Homer, takes on a challenge that no poet before him, either ancient or modern, has ever attempted: to tell the story of the primordial chaos in which energy and matter, space and time took shape, in a poetic dizziness where every possible horizon, be it human or terrestrial, is wiped out.  

José Castello Branco

I. 

Prologo. 

Il vuoto in cui si annullano materia ed energia. 

Nel Retalmárnor, prima di ogni prima,
quando le squame blu-luminescenti
non brinavano ancora il pesce-drago
e Ferdheníal non possedeva un nome,
nel Retalmárnor, dentro ad ogni dentro,
nel mondo senza alto e senza basso
il granello di polvere Lundhái
fu trascinato via da un’onda di suono
e dove aveva galleggiato fuori dal tempo
rimase una fessura, Litaliódh,
la cicatrice da cui il canto ebbe inizio,
la nostalgia da cui tutto prese vita
la prima sillaba dell’intero Máelvarstal.

I.

Prologue. 

The void in which energy and matter cancel each other out.

In Retalmárnor, before every before,
when the luminescent blue scales
had not yet frosted over the dragon-fish
and Ferdheníal did not yet have a name,
in Retalmárnor, inside every inside,
in the world without high and without low
Lundhái the speck of dust
was dragged away by a sound wave
and where it once had floated outside time
there remained a fissure, Litaliódh,
the scar from which song came into being
the nostalgia from which everything drew life
the first syllable of the entire Máelverstal.