Ernst Weiss, La prova del fuoco

Collana Antracite – Narrativa
Ernst Weiss, La prova del fuoco
ISBN: 978-88-96263-67-2
pp. 264, € 15

L’anonimo protagonista della Prova del fuoco deve sedete per un tempo indefinito nel vuoto di una solitudine inumana, immobile alla sbarra invisibile che coincide con quella della propria coscienza, ostaggio di una legge che travalica le nozioni umane condivise. Senza sapere come e perché, si trova deprivato dell’appiglio di ricordi cui fare ricorso per difendersi e giustificarsi, per ricavarne attenuanti, per invocare il perdono e l’assoluzione, o almeno attenuare la severità di una condanna che inconsciamente sa di meritare, eppure in principio vorrebbe rifuggire, per sottrarsi a un giudizio che grava sull’essere umano a causa della sua stessa natura.

Proprio in virtù di questa consapevolezza della condivisione di una pena da spartire, di una condanna comune da scontare, il protagonista della Prova del fuoco ripone tanta fiducia nel lettore, disseminando il testo di richiami e rimandi che potrebbero sfuggire a una prima lettura, riprendendo frasi per variarle solo in parte, per integrarle, spezzarle e rielaborarle. Per questo costella il suo e nostro percorso investigativo di cifre e simboli, indizi e anticipazioni, tenendo desta senza tregua la nostra attenzione, chiamandoci di volta in volta in causa, sviandoci per poi reindirizzarci verso una soluzione che cerca nella propria mente assieme a noi.

Fin dalle prime righe restiamo magnetizzati,. Noi stessi siamo sottoposti alla prova del fuoco, messi al cospetto delle ceneri dell’incendio, trascinati nella disperata e spasmodica ricerca di tracce in cui si getta il protagonista al risveglio dal sonno, dal sogno. Ben presto ci troviamo di fianco a lui, anonimo, privo di ricordi, derubato di quella chiarezza che da sempre lo affama, a seguire passo dopo passo, pagina dopo pagina, gli sparsi indizi lasciati nel buio dalla sua anima in fuga, incalzata da chissà quale potere superiore o forza occulta, da chissà quale istanza terrena o soprannaturale. Con lui alziamo gli occhi al cielo in cerca di una risposta, di un cenno, di una intermittenza di luce consolatoria, sbirciamo nel telescopio per ricostruire un senso, come quello incontestabile che c’è nell’orbita prestabilita dei pianeti, nella posizione precisa delle stelle sulla mappa del firmamento; frughiamo tra i rifiuti del mercato, decifriamo una pagina strappata di giornale nel tentativo di capire. A dispetto dell’apparente, impeccabile precisione delle prime righe, ci rendiamo conto di non avere alcuna prova certa tra le mani, di non sapere nulla: né il nome della piazza, né quello del protagonista, né la data del risveglio e del ritrovamento, e neppure se si tratti del crepuscolo della sera o di quello del mattino. Perché il protagonista stesso, e con lui l’autore, non sa nulla, né del suo passato né di quel che è davvero avvenuto in realtà, così spera (o teme), non in sogno.

Dall’introduzione di Chiara De Luca

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