Vida Bardiyaz, Un tempio per il dio ignoto

Vida Bardiyaz, Un tempio per il dio ignoto
ISBN: 978-88-96263-66-5
pp. 68, € 12

Un tempio per un dio ignoto. Manifesto per un dio liberato dalle religioni è una preghiera profana, un inno all’unica religione che tutte le legittima e contiene, senza annullare le peculiarità di ciascuna: la Libertà. Una libertà che non finisce dove comincia quella dell’altro, ma in essa confluisce, celebrando nell’abbraccio quanto di più alto può l’essere umano. Il libro è suddiviso in due momenti principali. Nella prima parte, quella più nostalgica ed evocativa, Bardiyaz ripercorre esperienze del passato, riporta alla luce volti perduti, sottratti alla cura dalla morte, oppure dalla distanza e da un difetto di attenzione. Nella seconda parte si apre il vero e proprio manifesto. La voce s’innalza in un andamento liturgico, rafforzato dall’epifora e dalla ripetizione, auspicando la liberazione della spiritualità e del sentire individuale dalle strumentalizzazioni che sono state di volta in volta fatte dei precetti delle Scritture, al fine di opprimere, soggiogare, umiliare altri popoli o controllare, indirizzare, manipolare singoli individui. Il dio di Bardiyaz non punisce e non s’infuria, non chiede pegni, sacrifici né guerre nel suo Nome. È il dio della donna oppressa e del cane abbandonato, del povero e dell’emarginato. È un dio che non fa differenze ed esige che facciamo altrettanto. È un dio che non vuole essere abbassato all’umano, ma che l’umano s’innalzi a lui. È un dio che non è buono né cattivo, ma giusto. E la giustizia è il Bene. Il peccato è non perseguirlo vivendo nel rispetto degli altri e di se stessi. Il dio ignoto non è, ma diventa nella somma di tutti noi, come in Simorgh, il mitologico uccello risultante dall’insieme delle trenta creature che volano all’unisono in lui.

Dalla Prefazione di Chiara De Luca

Venga il tuo tempo,
la nostra redenzione
quando le sacerdotesse del sacro femminino
ti invocheranno,
o grande madre del divenire,
danzando e cantando il mantra del risveglio
in direzione dell’alba.
Venga il tuo tempo,
la nostro Resurrezione,
quando assurgeremo al tuo cospetto
attraversando le “sette città dell’Amore”
non per prostrarci,
chiederti pietà,
la nostro salvezza,
il nostro pane quotidiano,
ma per ritrovarti
e ricongiungerci con te.
Nello specchio.
E così sia.

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