Pat Boran, La prossima vita

Snáthaid Mhór – Poesia irlandese contemporanea
Pat Boran, La prossima vita
ISBN: 978-88-96263-75-4
pp. 216, € 12

La voce poetica di Pat Boran è da sempre profondamente radicata nel quotidiano. Boran è un avido e curioso osservatore di tutto ciò che lo circonda, e possiede il raro dono di dar forma di poesia a ogni minimo evento, senza tuttavia mai risultare banale, senza mai scadere in una forzata apologia delle piccole cose. La sua poesia è in grado infatti di parlare con naturalezza di grandi eventi che hanno segnato la storia dell’umanità, così come di circostanze personali e familiari che hanno determinato il suo processo di identificazione in quanto individuo e poeta. La sua capacità visionaria riesce a penetrare la superficie degli oggetti più quotidiani (la mela sul tavolo, l’uomo di neve) mostrando al lettore quanto tutto parli in fondo anche di noi e si rivolga a noi senza che riusciamo a fare altrettanto (il cane che ci scruta, ci guida e protegge, ma anche il verme che svolge in segreto il suo mestiere, tanto sacro quanto deprecato).
Nella poesia di Boran anche il passato abita il presente cui la poesia lo richiama, nominando i volti, evocati dalle vecchie foto, dai luoghi ormai derelitti, dai ricordi, che riemergono all’improvviso, inaspettatamente, talvolta per ferire e muovere al rimpianto, talvolta per strappare un sorriso nei momenti più duri, popolando la solitudine di echi e sguardi lontani. La lingua poetica di Pat Boran è estremamente viva, “abbastanza flessibile per lasciare la pagina” (Poetry Ireland Review) per venirci incontro e trascinarci nel flusso del discorso.

Dalla Prefazione di Chiara De Luca

Il sentiero di Green Mill

per John Dunne

Attraversando il ponte arcuato dove
c’era il vecchio mulino che mio padre
aveva trasformato in magazzino, lo vedo
ancora ovunque. A meno di dieci passi
davanti a me, inginocchiato a sollevare
e ricollocare mattoni in una grondante
parete in muratura, piegato in due
a raccogliere detriti, o curvare col tacco
dello stivale un ramo nel canale,
un uomo a suo agio mentre libera il sentiero
per gli stranieri che ci seguono, ci superano
gettando a stento uno sguardo, o per me
ancora invischiato nell’ambra della memoria–
il sole va calando, il fiume scorre terso,
e come non fecero mai quand’era in vita
questi rugginosi rottami di ruote girano agevolmente.

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