Werner Lambersy, Maestri e case da tè

Collana Orly – Poesia belga contemporanea
Wener Lambersy, Maestri e case da tè
ISBN: 978-88-96263-58-7
pp. 290, € 15

Le case, bisogna riconoscerlo, possono essere di due tipi. L’una, per esempio, può essere la casa di qualcuno che conoscete, una casa dove ha luogo una cerimonia del tè cui siete invitati. Un fatto quotidiano di pura routine. Ma supponiamo che non conosciate la casa e che vi andiate per la prima volta e, pur avendone l’indirizzo, non conosciate la località in cui si trova. Fortunatamente per voi, avete un altro amico che conosce la casa, lui, che vi è già stato e che è invitato, anche lui, allo stesso ricevimento. Così, dopo esservi messi d’accordo, lo accompagnate, o meglio è lui ad accompagnarvi. Lui conosce a menadito tutte le strade che conducono alla casa, raggiunge la porta senza il minimo problema,poi, dopo aver varcato la soglia, prende in corridoio l’ascensore per il terzo piano in questione, esce dall’ascensore e suona il campanello dell’appartamento che si trova di fronte a lui. La porta si apre e l’ospite sorridente invita entrambi a entrare. Durante tutto il tragitto, non avete lasciato un istante il vostro amico, la guida. Così vi unite al ricevimento che è già cominciato o sta per cominciare.

Dalla Prefazione di Lokenath Bhattacharya

è avvicinarsi essere così invischiati di vita divorati dalle ombre e dagli abissi legati nel bagliore cieco allo stridore eclatante dell’essere e girare insieme per un istante perfettamente compiuti nella pigra pazienza degli anelli allacciati del corpo è danzare alla luce interiore e libera la strada proibita dei lupi è pensare seduti attorno al tè a quel che il gesto è appena stato e non ha fatto a quale istinto si accordi chi sa a cosa affidarsi prima di lanciare le mani il corpo verso questo trapezio invisibile la cui traiettoria impeccabile già ci attira serviremo l’amore così spostando rispettosi cose semplici e diremo domani: che c’era che c’è qualcosa da vedere che abbiamo visto (ma che non eravamo pronti non abbastanza puri) che bisogna attendere apprendere amare sognare più a lungo davanti a manoscritti le cui violente cancellature marcano gli orizzonti oscuri nel calore di una bellezza senza concessione restare con ostinazione l’uno contro l’altro lettere di una parola incompresa ancora

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