Pat Boran, D’altro canto

Snáthaid Mhór – Poesia irlandese contemporanea
Pat Boran, D’altro canto
ISBN: 978-88-99274-82-5
pp. 184, € 12

Ogni istante, di qualsiasi giorno dell’anno, anche di quello apparentemente più vuoto e più fermo, può essere foriero di un’agnizione, o preludere a un’epifania inattesa, che ci riporta a noi stessi e al senso più profondo dell’esistenza. Ogni gesto ha valore in sé e in relazione a un più ampio destino. Come il circospetto e solidale arretrare dei giovani figli del poeta di fronte alla grande spada custodita nella teca del museo, lasciandosi, “per ora, il campo di battaglia alle spalle”. Perfino il fatto di avere dimenticato la password per l’accesso a una risorsa in rete, la tensione che ne consegue tra i coniugi, la distanza che tra loro si crea assumono il senso di un monito a non perdere mai di vista quello che davvero conta e che ci lega gli uni agli altri, al di là di ogni influenza esterna, di ogni contrarietà che nella rapidità ed efficienza richiesta dalla vita contemporanea rischia di destabilizzarci, facendoci dimenticare di noi stessi e dell’altro che ci vive accanto. Non è detto che il progresso lo sia sempre davvero. Per questo il poeta guarda con nostalgia al dipinto indiano della donna che prepara da mangiare accucciata sul pavimento, con poveri utensili e scarni ingredienti, ma ricca di cura e di attenzione alla sua missione; per questo ricorda quanto fosse ambito l’occhio del maiale durante antichi convivi familiari, dove i commensali sembrano accorgersi che li guardiamo “da un futuro di opportunità stupefacenti / e forme di povertà ben peggiori della loro”.

Dalla Prefazione di Chiara De Luca

È questo un libro

i.m. Philip Casey

È questo un libro. È quello che accade
quando muoiono le batterie, quando le luci
si spengono, quando i fili che uniscono
il mondo in una fantasia di connessione
si raffreddano. Chissà dove, chissà quando,
un uomo si è seduto, una donna ha liberato
uno spazio nel caos di una stanza al sole,
una cantina illuminata, un letto d’ospedale
o la cuccetta cullante di una barca in alto
mare – e ha iniziato a sognare.
Questo libro, e le parole che era destino
custodisse, vennero poi, ed era ben lungi
dall’essere scontato. E anche ora, chissà –
ed è questo il sogno di ogni libro –
un cane parlante o un tavolo ambulante,
una terra di tale bellezza che agli dei
servono due soli per renderle giustizia,
viene al mondo, e vive ogni volta
queste parole d’inchiostro come piante minute
reagiscono alla luce, una brezza di passaggio
o un respiro volta la pagina.

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