Tamara Kamenszain, L’eco di mia madre

Collana Chingolo – Poesia argentina
Tamara Kamenszain, L’eco di mia madre
ISBN: 978-88-96263-99-0
pp. 74, € 12

“E il cuore quando d’un ultimo battito / avrà fatto cadere il muro d’ombra / per condurmi, Madre, sino al Signore, / come una volta mi darai la mano […]” scrive Giuseppe Ungaretti nella sua indimenticabile poesia alla Madre. Ed è all’Ungaretti del Taccuino del vecchio che Tamara Kamenszain chiede aiuto per cantare lo sconfinato dolore derivato dal taglio delle radici, della definitiva separazione che la lascia orfana dell’alterità che l’ha generata e la contiene.
L’eco di mia madre sembra nascere dalla confluenza di una polifonia di echi, che ne fanno canto corale, come spesso avviene nella poesia della Kamenszain. Il fiume in piena della voce della poetessa scorre verso la foce del silenzio, accogliendo in sé il canto d’altri poeti – amici e sodali, sconosciuti e all’apparenza distanti – condividendo il viaggio oscuro del tentativo di contenere in parole ciò che ne esonda, per pronunciare la sottrazione, la presente assenza esperita dalla figlia desmadrada dalla inesorabile malattia che l’ha privata della madre prima ancora che quest’ultima morisse.

Dalla Prefazione di Chiara De Luca

Seduta sul bordo della sua memoria
mi archivio come posso in quest’oblio che la tormenta
tra noi le parole si accorciano
lei non parla io smetto di dire ciò che dicevo
le consento di non dire per non farla vergognare
insieme stiamo armando un presente che non dura
in quest’istante precoce mia madre resta sola
perché io come gli stolti scelgo di seguire da lontano
credo che in futuro tutto mi aspetti
mentre nessuno a lei dà speranza
così separate continuiamo a riunirci
quella che sentì la mia nascita mi siede sul bordo
per farmi ascoltare da lei l’anticipo della sua morte
vengono e vanno i nostri passati condivisi
vanno e vengono i nostri futuri distanziandosi
lei non sa ciò che non so mi chiede io che faccio?
le rispondo mangia vestiti dormi cammina siediti
lo stridio del suo robot le dà retta per oggi
e quel minimalismo che si dovrà riprogrammare domani.

[…]

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