Inger Christensen, Lettera in aprile

Collana Alfabet – Poesia nordica contemporanea
Inger Christensen, Lettera in aprile
ISBN 978-88-96263-92-1
pp. 112, € 12

Nel corso della sua produzione Inger Christensen ha lavorato con forme o modelli poetici che in qualche modo rappresentano un prolungamento delle forme e dei modelli della natura (o semplicemente del mondo). Lettera in aprile (1979) si serve una serie di permutazioni ispirata dal compositore Olivier Messiaen e il capolavoro Alfabeto (1981) è strutturato secondo la serie numerica di Fibonacci.
Non c’è dubbio che la produzione sia semplicemente caratterizzata da un impulso anti-antropocentrico che è particolarmente chiaro in Lettera in aprile, cosa che rende le poesie attuali come mai, perché cosa ci accadrà se continuiamo a insistere sull’uomo che è scopo di ogni cosa? La poesia di Inger Christensen, nella sua riconoscibile solitudine comune agli uomini, nei tentativi quotidiani e sempre necessari di fare «meglio che possiamo», è anche una sfida a prendere la parte degli oggetti. Perché cosa accade «se la melagrana / sa dentro di sé / di chiamarsi / in modo diverso»? O se la fioritura degli anemoni in realtà rende più visibile la persona che la vede? proprio così: «nell’aprile / del dolore, / quando le mimose / mi guardano, / come mia madre / quando sono nata».

Dalla Postfazione di Elisabeth Friis

Una cura
come quella necessaria
per ripetere il mondo.
Questo quotidiano arrivo
in ogni genere di travestimento
di tutto ciò che è
palese,
casto e sessuato
a un tempo.
Il grazioso
sogno del mostro
di muoversi
tra le carezze
degli uomini.
Il bacio
sotto le succose
volte
dove i semi
somigliano
a un paesaggio del cervello.
E se non sapessimo che non è così,
faremmo una passeggiata
in noi stessi
e ci incontreremmo lì.

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