Gerard Smyth, La pienezza del tempo

Snáthaid Mhór – Poesia irlandese contemporanea
Gerard Smyth, La pienezza del tempo
ISBN: 978-88-96263-68-6
pp. 418, € 15

Qui c’è una creatura letteraria, un lettore, un editore, un esploratore delle poesie altrui. C’è più in questo poeta che nel Treasury di Palgrave o nei residui di inni e liturgie. Qui c’è un poeta che ha cercato compagnia e istruzione, che ha preso quotidiane decisioni sul mondo stesso e negoziato in un territorio disseminato di volumi editi e libri in attesa di recensione.
Molte delle poesie del presente volume piantano bandierine di riconoscimento nella geografia di una vita di letture: “Così è questa la poesia”, dissi durante il mio viaggio con il Viandante notturno.” Nella libreria di Eblana, dove senz’altro si rifugiava in pausa pranzo per sottrarsi alle tastiere roventi della redazione del giornale, il poeta invoca Kinsella, Mandelstam, Machado e Neruda. In poesie successive visitiamo la Saginaw Valley di Roethke, col suo figlio perduto partito in cerca di fortuna, e Heinrich Böll ad Achill:

in cerca di risposte in un villaggio deserto,
nei venti umidi che battevano il tuo santuario,

il cottage riscaldato sulla collina.

Qui s’invoca un’intera turba di fratelli maggiori, icone di stile e dedizione. Viaggiamo verso il New England di Frost e la Amsterdam di Anna Frank, le Drumcliff e Lissadel di Yeats, e assistiamo all’arrivo di Hopkins, non tanto in un paese, bensì in un pezzo musicale di Purcell. Il poeta si è risolutamente classificato tra i gigli del campo, il campo quasi familiare e filiale dei poeti internazionali. Come ogni autentico modernista, Smyth ripone fiducia nella consueta umanità degli stranieri, una fede nella redenzione degli incontri fugaci. Egli ricava sollievo dalla certezza dell’aver ricevuto saggezza da poeti che sarebbero potuti apparire indifferentemente distanti dagli acciottolati della Dublino interna.

Dalla Prefazione di Thomas McCarthy

Ritorno

Le vecchie tane sono le migliori.
Così prendi il bus fino alle vestigia
delle mura cittadine, il distretto di orzo e malto,
luogo dei tuoi primi oracoli.
Verso cui le campane suonano la sera,
e i campanari soffrono nella cattedrale del decano.
Le vecchie tane sono le migliori. I Quaranta Passi,
la taverna della polvere turbinante
dove Napper Tandy tramò la rivolta.
Le ondate del sedimento di Liffey
levate dal letto del fiume, aleggiano sopra il mercato
di scarpe di seconda mano, cappotti smessi;
cose scartate ma ancora utili per il salvataggio.
Nell’ufficio dove i nostri padri della città
riempiono i cesti dei documenti, il freddo
esce dal giorno. Ecco Il Pallido
ed ecco i depositi di barilotti chiusi
nei vicini edifici costruiti su fondamenta di fango.
È dove Lord Iveagh concesse i suoi favori:
i parchi e giardini, le ville signorili di rossi mattoni,
la piscina fredda come l’Alaska.

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