Georgij V. Ivanov, Diario post mortem

Collana Neva – Poesia russa contemporanea
Georgij V. Ivanov, Diario post mortem
ISBN 978-88-96263-77-8
pp. 126, € 12

Pensato in vita, pur se nella sua fase estrema, questo Diario post mortem vedrà effettivamente la luce come tale soltanto dopo la scomparsa di Georgij Ivanov.
L’opera ci pone di fronte a un poeta che comunica in limine mortis al lettore tutta l’improprietà delle sofisticazioni formali esibite, per recuperare, invece, una grazia semplice, una cortesia prosastica e una affabilità talvolta persino filastrocchesca, sentite come particolarmente intonate al prospettarsi dell’attimo fatale. Posto al cospetto della vanità del tutto, Ivanov si regge sul filo dello strumento espressivo che lo ha accompagnato da sempre – la poesia – e che anche ora si presenta come il luogo dove convogliare tutto se stesso. È, quindi, un disperato risolversi in canto la marca distintiva del Diario; e, quindi, uno sperimentare i limiti di quello stesso canto. Ma non si tratta tanto di una sorvegliata “poesia sulla poesia”, quanto della verifica estrema di come il medium prediletto sappia fare o meno “incetta di mondo” in versi. Scavallàti convenzione e artificio, abbandonato ogni residuo fumismo tecnico o intonazione affettata, Ivanov si prepara alla meta ultima armato di una sola cosa, effimera, ma non perciò meno sentita: la parola. Così il Diario ci offre il respiro, non mefitico, di un “dopomorte” già abitato dagli strumenti possentemente immaginativi della poesia.

Alessandro Niero

Sera. Forse l’ultima
mia vaniloquente sera.
Da tempo scalpìccio in anticamera:
da tempo è tempo che rincasi.

In gola ho un bolo nauseabondo,
un sapore di morte sulla lingua;
una torcia elettrica
mi brilla in mano come stella.

Stella che mi era luce e astro,
stella-guida che ha tradito,
ha tradito ed è affogata
tra le onde mediterranee del male.

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