Coral Bracho, Quello spazio, quel giardino

Collana Quetzal – Poesia messicana contemporanea
Coral Bracho, Quello spazio, quel giardino
ISBN: 978-88-99274-07-8
pp. 98, € 12

Quello spazio, quel giardino, annuncia il titolo di questa raccolta poetica di Coral Bracho, che si configura piuttosto come una sola poesia di ampio respiro. E ci chiediamo dove voglia portarci la poetessa, dove si trovino esattamente quello spazio, quel giardino. Ben presto ci rendiamo conto che la poetessa intende condurci nel mondo della sua infanzia, aprircene le porte, invitandoci a entrare. La poetessa ci chiama a visitare l’eterno giardino dell’innocenza, situato fuori dal tempo e dallo spazio, eppure sempre presente, fisicamente presente. Come sono fisicamente presenti i ricordi, i volti che sembrano materializzarsi da vecchie foto e tornare a sorridere, i bambini che ci sembra di sentir gridare e di veder correre a perdifiato nel giardino, il padre perduto, il padre guida muta, assenza onnipresente. Tutto nella poesia di Coral Bracho è pervaso da una inesausta vitalità, anche la morte vi si personifica, e prende il suo legittimo posto tra le cose. Con questo suo canto sospeso, misterioso e spesso oscuro, la poetessa sembra voler entrare in contatto con l’anima degli oggetti, che tutto hanno visto e preservato, per guardare attraverso gli occhi delle finestre, schiudersi come le porte della casa, lasciando entrare le ombre, mai esorcizzate, bensì evocate. Nella solitudine accogliente della notte i fantasmi non fanno più paura e i ricordi, in punta di piedi, vengono a trovarci e si fanno più vivi, più nitidi, come lo sono le storie dei bambini, in cui angeli e mostri convivono. Così come nella memoria convivono il dolore dell’assenza e la gioia della presenza che la perdita non ha potuto estinguere. E la realtà si trasfigura come neve che si scioglie.

Dalla Prefazione di Chiara De Luca

—————————–È la notte il luogo
—————————–che illumina il ricordo.

È una vasta costruzione
sul mare. È il suo dispiegarsi

e susseguirsi.
Ampi corridoi si estendono su bianchi piloni.
Le terrazze aperte ombreggiano le onde,
e ti addentri e attraversi
insondabili estensioni.

Va lo sguardo inaugurando i tratti,
i passi mirando l’immensità
e il suo profilo
cangiante si addensa.
e la sua solidità nascente
infonde in noi una chiarezza: quella dello spazio
che s’intreccia. Vediamo
trasparenza nei muri, trasparenza nelle dense,
onde sveglie e una allegria ci sfiora come un augurio,
come la pinna sottile e segreta
di un pesce.
[…]

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