Karen Alkalay-Gut, Danza del ventre a Tel Aviv

Collana Swallow – Poesia della migrazione
Karen Alkalay-Gut, Danza del ventre a Tel Aviv
ISBN 978-88-96263-18-1
pp. 168, € 12

Queste poesie eclettiche e generose, ambiziose, “fanno i conti” con la storia e i grandi e piccoli personaggi del passato (“Channelling People”), ma soprattutto coi poeti, in un colloquio che la docente di letteratura intrattiene con gli autori e le autrici della tradizione angloamericana, gli stessi “offerti” quotidianamente agli studenti e rivissuti nel dialogo artistico nella convinzione di un senso di appartenenza, la rivendicazione di essere l’ultimo anello della catena della tradizione, proprio nel senso che intendeva T.S. Eliot quando diceva che «nessun poeta […] preso per sé solo ha un significato compiuto. La sua importanza, il giudizio che si dà di lui, è il giudizio di lui in rapporto ai poeti e agli artisti del passato».
È significativo che oggi questa tradizione trovi i suoi migliori frutti in terre periferiche e “di frontiera” come Israele, dove l’urgenza della poesia è tanto più necessaria e vitale.
Il collegamento con la tradizione va anche nel senso della “sorellanza” (basti per questo mettere al femminile i pronomi della citazione eliotiana!) con certe poetesse viventi o scomparse – Emily Dickinson, e Adelaide Crapsey, Anne Sexton e Adrienne Rich, Erica Jong e Alicia Ostriker, – nelle cui opere la Gut si rispecchia, cerca conferme e conforto, esplora i “correlativi letterari” della propria visione del mondo. È proprio leggendo e studiando le autrici del passato, evocando come una medium le loro vite e i loro pensieri, lavorando profondamente sul loro inglese, a un tempo familiare e straniero, che Karen Gut trova un paradigma per la realtà contemporanea che le consente di sentirsi “profondamente mediorientale”, come dice nella introduzione a questo stesso libro.

Dalla Postfazione di Andrea Sirotti

AMANTE FISICA

Dedico questa notte al puro piacere.
Seduttiva m’immergo nel bagno fragrante
davanti ad Archimede, mio geniale amante.

“Attenta all’acqua!” urla,
“La fai andare tutta di fuori
dimenando i fianchi in quel modo!”
“Non è solo perché mi muovo,” dico,
“Scommetto che è per via del mio culo spettacolare!”

“Cosa faremmo noi scienziati,”
risponde, “senza le esplorazioni
di donne come te?”

“Presto, vallo a scrivere
prima che ti si asciughi l’ispirazione,
così potremmo procedere
verso scoperte
più permanenti.”

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