Elena Cornaggia, Monologo addosso

Elena Cornaggia, Monologo addosso
ISBN 978-88-99274-64-1
pp. 80, € 12

C’è una guerra da combattere, che “non è volgare”, non ha alcun fine materiale. È una guerra solitaria dell’essere, fatta d’infinite battaglie “disperate” del cuore, che non conosce inganno o scorciatoie, ma si sporca e dissipa e spende; si spacca e corrompe, lasciando pulite le mani e le intenzioni. Per Elena non è pericoloso chi sa di poter sopravvivere, ma il danno che ha dovuto subire per saperlo. Se il corpo è argilla dove tutto s’incide, la sensibilità è una sbarra fredda da cui l’altro si allontana per paura di restarne ferito. Ci si può appoggiare a lei per morire, oppure brandirla per iniziare a vivere, ora come “sale / che si scioglie con l’acqua”, ora come “roccia / con l’acqua che scorre”, accettando la fragilità della propria natura e la capacità del sale di solidificarsi in roccia che resiste al fluire del dolore, se ne lascia consumare e levigare, fino ad assumere una nuova forma di splendore. L’acqua stessa, principio di vita, si sala e si fa pianto, perché il dolore è parte integrante dell’esistenza di ognuno e “Dove ci sono rovi / ci sono fiori / dove ci sono fiori / ci sono rose / dove ci sono rose /c’è bellezza”. In questo percorso alla ricerca di una possibile salvezza, anche gli errori sono “una faticosa opportunità”, come quell’anima nera “che cammina a rovescio” e rema contro, cercando di tarpare le ali all’uccello chiuso nella sua gabbia interiore, da cui di tanto in tanto “Si vede altissimo”, s’intravede una vetta di quiete dove migrare creando paesaggi mentali, dove rifugiarsi “ferita / rotta / e davanti al fuoco / guarire”. Il viaggio deve essere affrontato in solitudine, affinché il cuore si plachi come quel picchio “adagiato /tra i capezzoli / e il ventre” a riposare. Finché il battito è di nuovo quello dell’acqua che scorre sulla roccia dopo aver perduto a valle tutto il sale che intorbidava la visione.

Dalla Prefazione di Chiara De Luca

Tra il sonno
e le parole
ho scelto il vento
che
schiaffeggia le guance
asciuga la bocca
vengono le lacrime
porta via.

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