Melita Richter, Alcune ragioni minime

Collana Swallow – Poesia della migrazione
Melita Richter, Alcune ragioni minime
ISBN: 978-88-99274-44-3
pp. 88, € 12

Quanto amate l’Europa? Se l’amate è meglio, perché quando leggerete Melita Richter troverete tanta Europa. Troverete la Mitteleuropa, dove “di venerdì ci toccava il piatto di tagliatelle con semi di papavero / uno strazio vero per ogni bambino mitteleuropeo”. Troverete tre nomi diversi del caffè, etnia per etnia. E troverete anche altri luoghi, ma sempre a partire da questa base.
Chiunque può notare che Richter parla molto di Europa, e di Mitteleuropa.
Chiunque la può vedere nella sua Babele – lingue e luoghi –, da Trieste all’infinito. Va bene.
Chi legge Richter e dice Europa o sradicamento, o dice Babele, sarà preciso e banale. Ma il fatto è che la poesia non è un manifesto: altrimenti uno scriverebbe manifesti, no? Invece niente manifesti, ma complicazioni; quel minimo di sinestesia e di polisemia in rime e ritmi che è la poesia, di solito. Un mondo dove stigma rima con enigma non si adatta ai manifesti alla buona.
Questa è poesia civile? Diciamo di sì, ma non nel senso dell’ideologia o nella volontà di guidare i lettori. Questa è poesia di una civiltà. E quindi è la poesia di una civiltà messa alla prova, scritta in un italiano messo alla prova di un po’ di plurilinguismo, ma pur sempre italiano, cioè la lingua di un Paese sfibrato.
Richter è civile all’interno di una civiltà in cui si riconosce, diciamo. E allora la civiltà e la persona si identificano, come in Due maggio duemiladue, in morte di un “poeta-patria”.
Proprio così: un poeta può essere padre, come lo è Virgilio “dolcissimo patre” nel canto XXX del Purgatorio; oppure maestro, come Carducci per Pascoli. Niente di nuovo, ma qui c’è un poeta-patria. E questo è nuovo.

Dalla prefazione di Massimo Sannelli

Oggi è morto il poeta.
Me l’hanno detto a bruciapelo
senza avvisi di pietà
cogliendomi in una Amburgo nordica
città umida e vischiosa.

Correva il giorno due di maggio dell’anno duemila e due
la primavera non aveva ancora schiuso le ghirlande di lillà
io, occhi di bue
sentii le spille di ghiaccio nell’anima
e nella falla del petto un tuono sommerso
Il poeta è morto
Il maestro se n’è andato
Colui che serbava raccolto nel suo nome il nome della città adorata
Sarajlić di Sarajevo
un connubio d’intesa davvero unico
Izet si è spento.

[…]

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