Bill Manhire, E il fulmine si vanterà della sua opera

Collana Kiwi – Poesia della Nuova Zelanda
Bill Manhire, E il fulmine si vanterà della sua opera
ISBN: 978-88-99274-01-6
pp. 380, € 15

Bill Manhire ci mostra cose che tutti abbiamo visto e toccato, per poi lasciare che un più profondo e nascosto significato riaffiori alla nostra coscienza. I piani di realtà, e sogno, di percezione empirica e proiezione inconscia si confondono al punto che non siamo più in grado di distinguerli l’uno dall’altro. Ma non c’è alcun disegno escapistico in questo, piuttosto un desiderio di piena aderenza alla realtà che ci circonda: il sogno, l’assurdo, il grottesco, l’inafferrabile sono quanto di più reale la abiti. Il lettore procede tra le pagine come camminando su una fune sottilissima sospesa sull’abisso, con un costante senso di sospensione, indotto a una esasperata apertura percettiva che rende fertile il guardare. I passi tra le prime pagine sono cauti. Avvertiamo un senso di pericolo nell’aria: è l’inafferrabile che si materializza, fino a sembrarci a portata di mano. Occorre allora l’abbandono, quello dei bambini, che non dubitano di fronte all’assurdo, perché sanno che è vero. Sanno che le cose hanno un’anima e che ogni cosa ci parla, come ci parla l’enorme silenzio della bambole di Rilke, che ci guardano con occhi vuoti dal cratere delle orbite in cui pare possa entrare il mondo. O non soltanto pare: così avviene.

Dalla Prefazione di Chiara De Luca

Bar Via Lattea

Vivo al margine dell’universo,
come chiunque altro. Talvolta penso
di potermi proprio compiacere:
guardo le stelle
e il mio occhio ammicca appena un poco,
la mia voce si appresta a un sospiro.

Ma il mio sommo piacere è l’incospicuo:
Amo le cose inessenziali.
Passo sotto l’Arcata del Crepuscolo
e osservo i marziani invasori,
già atterriti dal nostro linguaggio,
ciò che vogliono lo puntano col dito.

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