John Deane, Piccolo libro delle Ore

Snáthaid Mhór – Poesia irlandese contemporanea
John Deane, Piccolo libro delle ore
ISBN 978-88-96263-12-9
pp. 240, € 12

John F. Deane è un poeta da anni già tradotto in Italia, dove è stato spesso ospite di reading e festival internazionali. Sue opere sono già state tradotte da Roberto Cogo (Il profilo della volpe sul vetro, Edizioni del Leone, 2002; Gli strumenti dell’arte, Atelier, 2007); e nel maggio del 2005 il mensile “Poesia” gli ha dedicato un servizio a cura di Chiara De Luca, traduttrice della raccolta poetica Manhandling the Deity (Tra le mani il divino, Gedit, 2005).
La poesia di Deane è strettamente legata alla sua terra, l’Irlanda, amata, a volte bacchettata, ma sempre profondamente vissuta, di cui il poeta descrive i paesaggi umani e naturali, le vicende storiche e sociali, ora con sguardo benevolo e indulgente e dolente rammarico, ora con lingua sferzante e profondo acume critico.
Quest’opera ambiziosa è un lungo viaggio dell’uomo alla ricerca e conferma di se stesso e delle proprie radici, della stabilità dei propri legami con l’umano e della vitalità inesausta di quel dialogo con il divino che si protrae in tutta la produzione poetica di Deane, approfondendosi di opera in opera, verso una consapevolezza sempre più matura del dramma di una libertà creaturale che rende l’uomo tragicamente schiavo delle proprie stesse debolezze.
Ottima la traduzione di Roberto Cogo, fine poeta, rispettoso traduttore, che ha saputo restituire in modo fedele la voce vibrante di John F. Deane senza sovrapporvi la propria, dando vita a un testo che non lascia trapelare traccia del passaggio di testimone tra le due lingue.

Chiara De Luca

Carta del cielo

In queste notti chiare puoi forse vedere le linee
tra le stelle incise con matita d’argento; immensi
alberi genealogici con nomi, date e vicende –
o scheletri danzanti così rapidi da non riuscire quasi
a notarne i movimenti – mobilità di bambina stesa
sul dorso nella culla, le dita di mani e piedi in estasi
imitativa. Ballerei anch’io se potessi penetrare
la carne a sufficienza per trovarne la fonte, e fare
piume delle mie ossa per stare con gli uccelli eleganti
e letali a girare in tondo. Ora devo rientrare in casa
per il freddo ad ascoltare il vento nel suo caustico
agitarsi lungo il camino, mentre i vecchi e saggi
pregano per i marinai in uscita notturna su mari furiosi,
per il giusto equilibrio, per la conoscenza dell’unica stella.

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