Stefano Serri, Custodi di metamorfosi

๐‚๐จ๐ฅ๐ฅ๐š๐ง๐š ๐’๐ ๐ฎ๐š๐ซ๐๐ข – ๐’๐š๐ ๐ ๐ข๐ฌ๐ญ๐ข๐œ๐š
๐’๐ญ๐ž๐Ÿ๐š๐ง๐จ ๐’๐ž๐ซ๐ซ๐ข, ๐˜พ๐™ช๐™จ๐™ฉ๐™ค๐™™๐™ž ๐™™๐™ž ๐™ข๐™š๐™ฉ๐™–๐™ข๐™ค๐™ง๐™›๐™ค๐™จ๐™ž
๐๐ซ๐ž๐Ÿ๐š๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž ๐๐ข ๐Œ๐š๐ซ๐œ๐จ ๐๐ข๐ง๐ข
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Se il critico letterario, nei casi in cui maggiori sono la vanitร  e la voglia di addomesticare il testo, รจ un archeologo che scava con lโ€™attrezzatura migliore e, talvolta, scava piรน per dimostrare come si utilizza lโ€™attrezzatura che per trovare qualcosa, il poeta che scrive di poesia puรฒ essere uno che scava a mano, distruggendosi le unghie e andando a istinto, uno per cui tutto sta nello slancio.
๐ถ๐‘ข๐‘ ๐‘ก๐‘œ๐‘‘๐‘– ๐‘‘๐‘– ๐‘š๐‘’๐‘ก๐‘Ž๐‘š๐‘œ๐‘Ÿ๐‘“๐‘œ๐‘ ๐‘– รจ un pezzo notevole di quel particolare genere letterario. Che cosa sia, non รจ mio compito in queste righe dirlo: per fortuna ci sono la sinossi, lโ€™indice e le prossime pagine. Io posso occuparmi, da poeta che scrive di un poeta che scrive di poesia, di come si esce dalla lettura di questo prosimetro di legami e amicizie letterarie, reali o per il tramite del testo. Innanzitutto con lโ€™idea che solo nella letteratura Stefano Serri si senta allineato al flusso della vita. Questa รจ lโ€™acqua, aveva detto in un memorabile e stracitato discorso David Foster Wallace; questa รจ lโ€™acqua, o, meglio, questa รจ la mia acqua, e qui nuoto a mio agio, sembra dire Stefano Serri a ogni riga, ogni verso. Tanto che il lavoro del prefatore sembra diventare solo un pretesto. Ce ne accorgiamo presto, piรน o meno dalla terza parola: ogni prefazione smette di essere solo una prefazione, ma diventa unโ€™altra partita, lโ€™ennesima, al gioco infinito di dare una definizione di poesia.
Cโ€™รจ, infatti, una forma ricorrente in questi pezzi, ed รจ il fatto che la prima parte sia quasi sempre un micro-apologo della poesia, una riflessione ๐‘–๐‘› ๐‘›๐‘ข๐‘๐‘’ sul fare e sul leggere poesia, sul pensarla e sul viverla. Lโ€™autore che si รจ affidato alle cure di Serri porterร  pazienza qualche riga: prima bisogna assistere allo spettacolo di un guizzo, di un colpo dโ€™ala che sempre il Serri prefatore, con sensibilitร  non comune, riesce a tirare fuori dal nulla, come fanno gli atleti talentuosi strappando lโ€™applauso. Va a finire cosรฌ che gli incipit sono spesso bellissimi e quasi rubano la scena alle poesie. Dico ๐‘ž๐‘ข๐‘Ž๐‘ ๐‘–, perchรฉ poi Serri non soffre di manie di protagonismo e torna sul testo che ha letto, curato o tradotto (รจ fondamentale lโ€™ultima sezione di ๐ด๐‘๐‘๐‘œ๐‘š๐‘๐‘Ž๐‘”๐‘›๐‘Ž๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘–, ovvero di prefazioni alle traduzioni che Serri stesso ha eseguito) e scava con le mani, in un modo gentile che non turba il testo, ma quasi lo coltiva. Ecco, allora forse piรน che lโ€™archeologia puรฒ venire in mente il giardinaggio: nelle sue prefazioni, Stefano Serri semina il terriccio e, sulla poesia altrui, fa crescere fiori, arbusti, alberi.
Proprio per questa capacitร  di Serri di cogliere lโ€™occasione di aggiungere un proprio tassello di poetica nellโ€™atto di mettersi al servizio del testo, ๐ถ๐‘ข๐‘ ๐‘ก๐‘œ๐‘‘๐‘– ๐‘‘๐‘– ๐‘š๐‘’๐‘ก๐‘Ž๐‘š๐‘œ๐‘Ÿ๐‘“๐‘œ๐‘ ๐‘– non รจ una celebrazione dello sguardo critico del suo autore, ma la ricomposizione di un disegno disseminato negli anni, nelle letture, negli incontri e nelle proposte. Unโ€™attivitร  cosรฌ intensa e capillare merita un punto di raccolta e di riferimento, merita una verifica e merita una riproposizione organica, perchรฉ oggi sono pochi i poeti โ€“ e forse anche i critici โ€“ che si esercitano con tale impegno, costanza e gratuitร  sulla poesia degli altri. ๐ถ๐‘ข๐‘ ๐‘ก๐‘œ๐‘‘๐‘– ๐‘‘๐‘– ๐‘š๐‘’๐‘ก๐‘Ž๐‘š๐‘œ๐‘Ÿ๐‘“๐‘œ๐‘ ๐‘– รจ, allora, un piccolo monumento alla generositร .

๐ท๐‘Ž๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘๐‘Ÿ๐‘’๐‘“๐‘Ž๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘‘๐‘– ๐‘€๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘๐‘œ ๐ต๐‘–๐‘›๐‘–

Nelle pagine che seguiranno, diverse lingue e paesi toccati, poeti marginali, nessun nuovo canone, incontri occasionali dove penso di avere ogni volta imparato qualcosa per me โ€“ e anche per voi che non cโ€™eravate. Nello scrivere di libri, ho fatto come a teatro, soprattutto nel rapporto con il tempo. La maggior parte delle prefazioni della prima parte (dove credo di aver espresso al meglio quelle due o tre cose che ho da dire sulla poesia) erano โ€œa lettura unicaโ€, dallโ€™inizio alla fine, se possibile senza interruzioni, come un romanzo in versi ogni volta. Poi scrivevo, subito, cercando sempre quel tu che unisce scrittore e lettore (e il lettore del libro diventava anche il lettore della mia prefazione, quindi un tu a tre teste).

Dopo, la rilettura, le correzioni, le conferme. Non puntavo a saggi analitici, nรฉ a profili estetici: spesso il testo che leggevo era il primo contatto con un dato scrittore. Un approccio spontaneistico, quindi, superficiale, da dilettante, sprovveduto, supponente, provinciale, ecc. ecc. Certo. I libri degli altri erano un pre-testo, non perchรฉ quello che avevo da dire fosse piรน importante di loro, ma perchรฉ รจ inutile fingere. Il critico, lo dicevo, รจ solo, รจ nel vuoto: il libro che legge, per quanto sia aperto, non รจ suo, non รจ lui. Lui puรฒ fare solo altro, solamente bonus-track, omaggi e cadenze, frutti staccati da un albero e appoggiati su un altro; non chiavi, per una porta di casa dโ€™altri, ma piccole sedie di vimini, dove sedersi e guardare, da lรฌ, quella casa non sua: chissร  se si riesce a capire dove bussare, chi ci potrebbe far entrare.

Diverso รจ il caso dei testi nellโ€™ultima parte del libro, che riguarda autori che ho anche tradotto. In questo caso la vera critica รจ nella traduzione, il saggio che lo accompagna vede nellโ€™autore non una casa, ma un mondo intero, lโ€™unico mondo, nellโ€™arco del libro tradotto, che abbiamo a disposizione (penso a Saint-Denys Garneau e ร‰luard, soprattutto, autori che hanno terminato il loro arco di tempo in terra). Alcuni testi, nel momento in cui scrivo queste righe, sono nati per libri non ancora pubblicati. Ma lโ€™autonomia di queste mie pagine rispetto ai libri, come dicevo, mi ha convinto a pubblicarle lo stesso, con la speranza di aggiungere, magari allโ€™ultima revisione delle bozze, una data, un editore.

A completare il volume, come intermezzi, i due tempi di ๐น๐‘’๐‘ ๐‘ก๐‘–๐‘ฃ๐‘Ž๐‘™, una ventina di poesie scritte su/per altri poeti (ho tolto i testi piรน arcigni o apertamente cattivi, dato che i poeti san provvedere alla bile assai bene da sรฉ). Credo che queste poesie mostrino, se ce ne fosse bisogno, che non sono un professore e nemmeno un re-censore: non divido buoni da cattivi, non separo la pula dal grano, le classifiche le lascio a chi ama riempire di numeri la noia. Sono solo uno che scrive, poesie e non.

๐ท๐‘Ž๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘๐‘Ÿ๐‘’๐‘š๐‘’๐‘ ๐‘ ๐‘Ž ๐‘‘๐‘– ๐‘†๐‘ก๐‘’๐‘“๐‘Ž๐‘›๐‘œ ๐‘†๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ÿ๐‘–

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