๐๐จ๐ฅ๐ฅ๐๐ง๐ ๐๐ ๐ฎ๐๐ซ๐๐ข – ๐๐๐ ๐ ๐ข๐ฌ๐ญ๐ข๐๐
๐๐ญ๐๐๐๐ง๐จ ๐๐๐ซ๐ซ๐ข, ๐พ๐ช๐จ๐ฉ๐ค๐๐ ๐๐ ๐ข๐๐ฉ๐๐ข๐ค๐ง๐๐ค๐จ๐
๐๐ซ๐๐๐๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ ๐๐ข ๐๐๐ซ๐๐จ ๐๐ข๐ง๐ข
๐๐จ๐ง ๐ฎ๐ง๐ ๐ฉ๐ซ๐๐ฆ๐๐ฌ๐ฌ๐ ๐๐ข ๐๐ญ๐๐๐๐ง๐จ ๐๐๐ซ๐ซ๐ข
๐๐๐๐: ๐๐๐-๐๐-๐๐๐๐๐-๐๐-๐
๐ฉ๐ฉ. ๐๐๐, โฌ ๐๐
๐บ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐
๐๐จ๐ฅ๐ ๐จ๐ง๐ ๐๐ง๐ ๐ก๐๐ฅ, ๐๐๐ง๐๐ซ๐จ ๐๐๐ซ๐ซ๐๐ฅ๐ฅ๐, ๐๐จ๐ฬ๐จ ๐๐ฎ๐ขฬ๐ฌ ๐๐๐ซ๐ซ๐๐ญ๐จ ๐๐ฎ๐ข๐ฆ๐๐ซ๐ฬ๐๐ฌ, ๐๐ฎ๐ฅ๐ข๐ ๐๐๐ฅ๐ฅ, ๐๐๐ง๐ณ๐จ ๐๐๐๐๐๐ซ๐ข๐ ๐๐จ๐ฌ๐ฌ๐ข, ๐๐ข๐ฅ๐ฅ๐ข๐๐ฆ ๐๐ฅ๐ข๐๐, ๐๐ก๐ข๐๐ซ๐ ๐๐ ๐๐ฎ๐๐, ๐๐ข๐ฎ๐ฌ๐๐ฉ๐ฉ๐ ๐๐ข ๐๐๐ซ๐๐ง๐ญ๐จ, ๐๐๐ฎ๐ฅ ๐ฬ๐ฅ๐ฎ๐๐ซ๐, ๐๐ข๐๐ก๐๐ฅ๐ ๐๐๐ง๐ ๐๐ฅ๐, ๐๐๐ข๐ง๐ญ-๐๐๐ง๐ข๐ฌ ๐๐๐ซ๐ง๐๐๐ฎ, ๐๐ง๐ง๐ ๐๐ซ๐ข๐ฏ๐, ๐๐๐ฎ๐ฅ ๐๐๐ง๐ซ๐ฒ, ๐ ๐ซ๐๐ง๐ฬง๐จ๐ข๐ฌ ๐๐๐๐ช๐ฆ๐ข๐ง, ๐๐ข๐๐ก๐๐ซ๐ ๐๐๐ฆ๐๐ฌ ๐๐จ๐ง๐๐ฌ, ๐๐๐ง๐ง๐ข๐ฌ ๐๐ข๐ฏ๐๐๐๐ฌ, ๐๐จ๐๐ซ๐ข๐ ๐จ ๐๐๐ซ๐๐ข๐ ๐๐จ๐ฉ๐๐ฌ, ๐๐๐ซ๐๐จ ๐๐๐ซ๐๐ฅ๐๐ข, ๐๐จ๐ฎ๐ข๐ฌ๐ ๐๐จ๐ซ๐๐ฒ ๐๐จ๐ฐ๐ฆ๐๐ง, ๐๐ฏ๐๐ฌ ๐๐๐ฆ๐ฎ๐ซ, ๐๐ข๐๐ก๐๐ฅ๐ ๐๐ข๐ ๐ซ๐จ, ๐๐จ๐ก๐ง ๐โ๐๐จ๐ง๐ง๐๐ฅ, ๐๐ง๐ญ๐จ๐ง๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐๐๐ฅ๐๐ซ๐ฆ๐จ, ๐๐๐๐ง-๐๐๐ฉ๐ญ๐ข๐ฌ๐ญ๐ ๐๐๐ซ๐, ๐๐ข๐๐ง๐๐๐ซ๐ฅ๐จ ๐๐๐ซ๐, ๐๐ซ๐ง๐ฌ๐ญ ๐๐ฬ๐ฉ๐ข๐ง, ๐๐๐๐ง ๐๐จ๐ซ๐ญ๐๐ง๐ญ๐, ๐๐๐ง๐๐ซ๐๐ ๐๐๐ฅ๐ญ๐ข๐ง๐ข
Se il critico letterario, nei casi in cui maggiori sono la vanitร e la voglia di addomesticare il testo, รจ un archeologo che scava con lโattrezzatura migliore e, talvolta, scava piรน per dimostrare come si utilizza lโattrezzatura che per trovare qualcosa, il poeta che scrive di poesia puรฒ essere uno che scava a mano, distruggendosi le unghie e andando a istinto, uno per cui tutto sta nello slancio.
๐ถ๐ข๐ ๐ก๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐ก๐๐๐๐๐๐๐ ๐ รจ un pezzo notevole di quel particolare genere letterario. Che cosa sia, non รจ mio compito in queste righe dirlo: per fortuna ci sono la sinossi, lโindice e le prossime pagine. Io posso occuparmi, da poeta che scrive di un poeta che scrive di poesia, di come si esce dalla lettura di questo prosimetro di legami e amicizie letterarie, reali o per il tramite del testo. Innanzitutto con lโidea che solo nella letteratura Stefano Serri si senta allineato al flusso della vita. Questa รจ lโacqua, aveva detto in un memorabile e stracitato discorso David Foster Wallace; questa รจ lโacqua, o, meglio, questa รจ la mia acqua, e qui nuoto a mio agio, sembra dire Stefano Serri a ogni riga, ogni verso. Tanto che il lavoro del prefatore sembra diventare solo un pretesto. Ce ne accorgiamo presto, piรน o meno dalla terza parola: ogni prefazione smette di essere solo una prefazione, ma diventa unโaltra partita, lโennesima, al gioco infinito di dare una definizione di poesia.
Cโรจ, infatti, una forma ricorrente in questi pezzi, ed รจ il fatto che la prima parte sia quasi sempre un micro-apologo della poesia, una riflessione ๐๐ ๐๐ข๐๐ sul fare e sul leggere poesia, sul pensarla e sul viverla. Lโautore che si รจ affidato alle cure di Serri porterร pazienza qualche riga: prima bisogna assistere allo spettacolo di un guizzo, di un colpo dโala che sempre il Serri prefatore, con sensibilitร non comune, riesce a tirare fuori dal nulla, come fanno gli atleti talentuosi strappando lโapplauso. Va a finire cosรฌ che gli incipit sono spesso bellissimi e quasi rubano la scena alle poesie. Dico ๐๐ข๐๐ ๐, perchรฉ poi Serri non soffre di manie di protagonismo e torna sul testo che ha letto, curato o tradotto (รจ fondamentale lโultima sezione di ๐ด๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ก๐, ovvero di prefazioni alle traduzioni che Serri stesso ha eseguito) e scava con le mani, in un modo gentile che non turba il testo, ma quasi lo coltiva. Ecco, allora forse piรน che lโarcheologia puรฒ venire in mente il giardinaggio: nelle sue prefazioni, Stefano Serri semina il terriccio e, sulla poesia altrui, fa crescere fiori, arbusti, alberi.
Proprio per questa capacitร di Serri di cogliere lโoccasione di aggiungere un proprio tassello di poetica nellโatto di mettersi al servizio del testo, ๐ถ๐ข๐ ๐ก๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐ก๐๐๐๐๐๐๐ ๐ non รจ una celebrazione dello sguardo critico del suo autore, ma la ricomposizione di un disegno disseminato negli anni, nelle letture, negli incontri e nelle proposte. Unโattivitร cosรฌ intensa e capillare merita un punto di raccolta e di riferimento, merita una verifica e merita una riproposizione organica, perchรฉ oggi sono pochi i poeti โ e forse anche i critici โ che si esercitano con tale impegno, costanza e gratuitร sulla poesia degli altri. ๐ถ๐ข๐ ๐ก๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐ก๐๐๐๐๐๐๐ ๐ รจ, allora, un piccolo monumento alla generositร .
๐ท๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ง๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐ต๐๐๐
Nelle pagine che seguiranno, diverse lingue e paesi toccati, poeti marginali, nessun nuovo canone, incontri occasionali dove penso di avere ogni volta imparato qualcosa per me โ e anche per voi che non cโeravate. Nello scrivere di libri, ho fatto come a teatro, soprattutto nel rapporto con il tempo. La maggior parte delle prefazioni della prima parte (dove credo di aver espresso al meglio quelle due o tre cose che ho da dire sulla poesia) erano โa lettura unicaโ, dallโinizio alla fine, se possibile senza interruzioni, come un romanzo in versi ogni volta. Poi scrivevo, subito, cercando sempre quel tu che unisce scrittore e lettore (e il lettore del libro diventava anche il lettore della mia prefazione, quindi un tu a tre teste).
Dopo, la rilettura, le correzioni, le conferme. Non puntavo a saggi analitici, nรฉ a profili estetici: spesso il testo che leggevo era il primo contatto con un dato scrittore. Un approccio spontaneistico, quindi, superficiale, da dilettante, sprovveduto, supponente, provinciale, ecc. ecc. Certo. I libri degli altri erano un pre-testo, non perchรฉ quello che avevo da dire fosse piรน importante di loro, ma perchรฉ รจ inutile fingere. Il critico, lo dicevo, รจ solo, รจ nel vuoto: il libro che legge, per quanto sia aperto, non รจ suo, non รจ lui. Lui puรฒ fare solo altro, solamente bonus-track, omaggi e cadenze, frutti staccati da un albero e appoggiati su un altro; non chiavi, per una porta di casa dโaltri, ma piccole sedie di vimini, dove sedersi e guardare, da lรฌ, quella casa non sua: chissร se si riesce a capire dove bussare, chi ci potrebbe far entrare.
Diverso รจ il caso dei testi nellโultima parte del libro, che riguarda autori che ho anche tradotto. In questo caso la vera critica รจ nella traduzione, il saggio che lo accompagna vede nellโautore non una casa, ma un mondo intero, lโunico mondo, nellโarco del libro tradotto, che abbiamo a disposizione (penso a Saint-Denys Garneau e รluard, soprattutto, autori che hanno terminato il loro arco di tempo in terra). Alcuni testi, nel momento in cui scrivo queste righe, sono nati per libri non ancora pubblicati. Ma lโautonomia di queste mie pagine rispetto ai libri, come dicevo, mi ha convinto a pubblicarle lo stesso, con la speranza di aggiungere, magari allโultima revisione delle bozze, una data, un editore.
A completare il volume, come intermezzi, i due tempi di ๐น๐๐ ๐ก๐๐ฃ๐๐, una ventina di poesie scritte su/per altri poeti (ho tolto i testi piรน arcigni o apertamente cattivi, dato che i poeti san provvedere alla bile assai bene da sรฉ). Credo che queste poesie mostrino, se ce ne fosse bisogno, che non sono un professore e nemmeno un re-censore: non divido buoni da cattivi, non separo la pula dal grano, le classifiche le lascio a chi ama riempire di numeri la noia. Sono solo uno che scrive, poesie e non.
๐ท๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐ ๐ ๐๐ ๐๐ก๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐












