Jane McKie, Morocco rococo

Collana Guillemot – Poesia scozzese contemporanea
Jane McKie, Morocco rococo
ISBN 978-88-96263-36-5
pp. 114, € 12

“Donna campana”, donna coi pugni stretti che canta alto, affermando la sua presenza ben oltre il desiderio ormai sgozzato di un tardivo dono di salvezza, ferita dal sale, e da esso poi protetta e indurita, soffocata dalle onde e da esse poi levigata e restituita. Per unirsi al coro delle nuvole che “abbaiano sui monti dell’Atlante”, con il cuore vulcano e il vulcano fucina d’altra vita, altro fuoco, per chi vuole “cavalcare, non riposare”, per chi si disfa in atomi portati dal vento harmattan “in un gioco di quattro venti e sabbia”, di dissoluzione e ricomposizione in qualcosa di più lieve, all’apparenza, che si posa aereo sulle cose e ce le ripropone, trasfigurate, reinterpretate, moltiplicate nell’intersezione di piani del sogno. La poetessa è “arpia che beve con avidità / da orme di zoccoli colme d’acqua”, sugge cioè vita da ogni traccia di vita che si fa direzione, nuovo inizio per fuggire il terrore “l’ombra, / la marionetta, la furtiva bête noir.” Per fuggire cioè se stessi e ritrovarsi al di fuori in nuova possibilità, risorti nell’ovunque e nell’altrove.

Dalla Prefazione di Chiara De Luca

La campana di Bosham

Tu campana di Bosham, suona per me
Perché se tu suoni, io suono con te.

Sto suonando.
Suonando nonostante il sale duro della palude,
coi seni macchiati, il ventre colmo di salamoia.

Donna campana, io siedo oltre la linea di bassa marea
coi pugni stretti, non voglio essere salvata.
Le mie sventure

sono vecchie di secoli.
Scivolai dalla nave dei danesi invasori
nella corrente del porto – troppo a fondo per ripescarmi

così resto qui. Il mio richiamo è lugubre, tu
rispondi gentile. La noia della ripetizione
mi ha arrugginito la lingua

e ogni rintocco è adesso più fioco dell’ultimo.
Un conversare menomato potrebbe dolerti.
Non vedo l’ora di lasciar perdere.

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