Mary Montague, Tribù

Snáthaid Mhór – Poesia irlandese contemporanea
Mary Montague, Tribù
ISBN: 978-88-96263-90-7
pp. 228, € 12

In questa raccolta l’occhio esperto della naturalista e l’animo appassionato della poetessa si fondono per creare un universo poetico che ha del miracoloso. A suo agio negli spazi liminali in cui le rivelazioni ancora avvengono, Mary Montague si avvicina invariabilmente al nostro fragile ambiente naturale con un senso di stupore e un rispettoso amore reverente per le sue creature. La precisione delle sue descrizioni sensuali, superbamente misurate, ci lascia senza fiato. Incontri con il mondo “altro”dei nostri fratelli e sorelle animali rivelano il senso di un tatto e di un’empatia di matrice keatsiana.
Tribù è un’elegia per un paradiso perduto, un Canto dei Cantici per scoiattolo, volpe e corvo, balena, lupo e sula e, in definitiva, solleva seri interrogativi per noi e per le generazioni a venire – come abbiamo potuto dissipare la nostra eredità in modo tanto sventato: che ne abbiamo fatto del giardino che ci era stato affidato?

Eva Bourke

Le poesie di Tribù sono atti compiuti di uno “sguardo intemperante”.
Che lo sguardo della poetessa si posi sui lupi in territori selvaggi o sui propri genitori che invecchiano, i ritratti che ne derivano risultano accurati e appassionati.
Il nucleo di questa raccolta è costituito dalla sorprendente sequenza di poesie dedicate al pittore George Stubbs; “Hambletonian, Rubbing Down” è un trionfo; in questa eccellente poesia “osservazione ed empatia” conferiscono una intensità visionaria agli elementi del regno naturale. Per questo, per il nostro “sacro unico mondo”, Mary Montague ha scritto un libro ricco di lode e di rammarico, di gioia e di sorpresa.

Theodor Deppe

4. Peccato

L’autunno cosparge i boschi di spezie, e alberi
si contendono il privilegio. È il prezzo
della spoliazione: il castagno, dissoluto
con limone e gelsomino; faggio, immerso in una glassa
di paprika, curcumina – una ricchezza di sapori
vicina al coriandolo e al cumino della quercia;
mostarda di sicomoro; fresco alloro di pino;
e felce, smorzato in zenzero e salvia.
Bacche di sorbo prestano un pizzico di chili,
e, dove un pacciame di tè nero riveste i sentieri,
mucchi di epilobio scuotono fronde di cannella.
La seta della foglia è dissipata dal prodigo
mulinello nella festa della caduta, sommossa
del peccato originale che filtra lentamente.

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