Simone de Andrade Neves, Corpi in marcia

Collana Mariposa – Poesia brasiliana
Simone de Andrade Neves, Corpi in marcia
ISBN: 978-88-99274-72-6
pp. 100, € 12

Simone de Andrade Neves scrive come il bambino rimasto da solo in casa nella notte a guardarsi attorno nella sua stanzetta, della quale conosce ogni anfratto, ma che nel buio imperfetto dell’abbandono si trasforma in altro. Gli oggetti consueti subiscono agli occhi della mente una metamorfosi costante. Le forme note si riorganizzano in nuove geometrie di corpi mutevoli ed evanescenti, come quelli delle nuvole quando le interroghi disteso sul prato, nell’intento di rinominare il mondo. Tutto vive nella poesia di de Andrade Neves, ogni cosa ha corpo, ogni corpo è in movimento e attraversa le tappe di una segreta trasformazione, per darsi intero nell’epifania che lo rivela allo sguardo in cerca. Ogni oggetto respira e sembra celebrare o parodiare l’umano. Ogni oggetto ha viscere che sussurrano nel proprio più profondo buio, oracoli che la poesia trascrive in forma di figure. Il poeta interroga il corpo perché il corpo sa tutto. Sulla carne s’incidono la storia e il dolore dell’essere: umano. Il corpo parla il silenzio degli abbandonati, che nel mattatoio del mondo sono i primi a cadere, come il “bambino povero” avvolto nel morim e deposto nella bara, rivestita in fretta di legno di cassa per tornare alla vita.

Dalla Prefazione di Chiara De Luca

Verderame

La piastrella del muretto
è la mappa della casa:
oggetto macchiato di morte.

L’atto di coricarsi accompagna
freddo diverso;
inefficace la coperta.

Casa solare di mattine e di sere
ha un’identità notturna
dalle chiome degli alberi
da cui pendenti propagatori di sibili
reiterano la domanda: sei vivo?

Dal corridoio l’invisibile sbircia
e forza l’esercizio
di trattenere acqua nel corpo.

Casa,
dall’altro corridoio
entro per vederti.
Perché insistere
se non c’è per abitarti?

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