John Barnie, La foresta sotto il mare

Collana Goldfinch – Poesia gallese contemporanea
John Barnie, La foresta sotto il mare
ISBN 978-88-96263-34-1
pp. 126, € 12

Il poeta segue le tracce della vita, accoglie il rimbalzo dello sguardo sullo specchio fragile di una bellezza sempre minacciata. Coglie ciò che dell’integrità dell’origine riaffiora, come quei resti di radici e di tronchi, quegli anelli di corteccia testimoni di un mondo concentrico e complementare che altrove ancora respira: la foresta sotto il mare. La natura sommersa, assieme all’ipotesi di una città che in essa viveva e prosperava, svanita, così come gli abitanti di Banda in Ghiaccio. Alla poesia Barnie sembra perciò chiedere molto, ovvero di colmare come può il vuoto, la separazione tra l’uomo e sé stesso, tra l’uomo e la propria origine, (s)radicata in ciò che resta di un territorio vergine, sussurrata dal calice schiuso dei fiori, allusa nel ronzìo sommesso degli insetti, sfiorata nel canto fluttuante degli uccelli, che paiono sempre farsi tramite tra l’uomo e il proprio remoto desiderio d’infinito, tra la gravità dell’essere e l’ansia mai sopita del volo. L’immersione nel piccolo, nel minuscolo, nel nascosto è dunque riavvicinamento al buio dell’origine, è svanimento dell’umano in funzione di una nuova nascita, è riappropriazione e radicamento nella terra, sia essa cosparsa d’erba alta o di fango, sia essa trampolino di fuga o banchina d’approdo. È il corpo che “si sveglia” e invita il cervello: “Facciamoci un drink, mio tormentato amico.”

Dalla Prefazione di Chiara De Luca

Il gioco dell’amore

Ti senti forse inibito dall’amore
che scopre tranquillo le sue carte
sul tappeto; fante di diamanti, fante di
diamanti, una carta dura da giocare; il
croupier osserva, pronto col rastrello,
c’è un silenzio nella stanza e
luci soffuse; qualcuno chiama
il capo; se ne esci con le mani vuote
c’è sempre l’alba o una chiesa
avvilita che annuncia le proprie funzioni,
la baracca del tè accesa di luci
e pane all’uovo; perfino il mare
c’è ancora, scuote i ciottoli e li sveglia
nella sua culla inquieta.

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